Friday, June 19, 2020

A Champion Cyclist against the Nazis - The Incredible Life of Gino Bartali di Antonio Toscano

L'Italia è sempre stata il paese delle divisioni, dei "comuni", dei Guelfi e Ghibellini, delle rivalità e dei dualismi. Sin dall'inizio dei tempi. Sin da quando si può tracciare il nome di Italia e quando si può risalire ad una coscienza nazionale (spesso negata o sottovalutata) . E' stato così in ogni campo e lo sport non è differente. In questo caso le rivalità c'entrano relativamente, perchè nel libro che vi presento oggi c'è sì , una grande rivalità, ma si parla sopratutto della vita di un uomo che ha fatto del bene rischiando la propria vita.
Il libro di Antonio Toscano, giornalista, storico e ricercatore, scritto per la Pen&Sword, narra infatti le vicende sportive e umane del grande Gino Bartali, tra i più grandi ciclisti della storia e famoso per la rivalità con il diversissimo Fausto Coppi.
Essendo italiano, conosco bene questa rivalità, anche se sono nato molto dopo che i due si erano ritirati dalle scene (purtroppo Coppi era morto nel 1960), ma ho conosciuto Bartali per le sue numerose apparizioni tv come vecchio saggio, di stirpe contadina e spesso molto scorbutico.
Il Bartali conosciuto era sempre lo stesso di quello che correva e che aveva trionfato innumerevoli volte in gare importanti (Giro e Tour) e meno importanti.
L'immagine di questo anziano, dal grosso naso che ancora aveva tanto da dare e dire ed era "giovane dentro" mi è rimasta sempre impressa nella mente e nel cuore. Non si poteva non provare una simpatia innata per lui, per questo toscano schietto e spesso poco formale (come è tipico delle persone di quella parte d'Italia).
Tuttavia Bartali aveva molto di più da raccontare, sopratutto degli anni della guerra. E' proprio su questo che verte il bel libro di Antonio Toscano.
Bartali, uomo di fede cattolica sincera e irremovibile (come è ormai raro trovare al giorno d'oggi) era anche uomo di principi molto profondi. Aderente all'Associazione Cattolica , non aveva mai flirtato con il Regime Fascista (come fecero molti altri che poi saltarono la barricata dopo la caduta del Fascismo)  e il Regime, dopo aver cercato di imporgli la sua agenda, la sua propaganda, capì che Bartali era irremovibile e non poteva essere "usato" come altri sportivi per glorificare i trionfi sportivi attribuiti al Fascismo.
La sua fede e i suoi principi lo portarono in contatto con tutta una serie di alti prelati e sacerdoti che stavano, insieme a un gruppo di ebrei, creando una rete per il salvataggio e l'espatrio di ebrei perseguitati. Questa rete, che era gestita da diverse persone e che faceva , appunto, capo ad una serie di arcivescovi e rabbini, aveva bisogno di corrieri per portare attraverso l'Italia occupata del 1943 , una serie di documenti falsi che potessero garantire la sopravvivenza a tutte quelle persone rifugiate di religione ebraica. Assisi, città di San Francesco, era una delle sedi in cui venivano ospitati, nei vari conventi, la maggior parte di persone perseguitate. Bartali, grazie alla sua celebrità, riusciva a fare la spola ed anche lunghi viaggi, tra Firenze, dove abitava e le varie località dove vi era necessità di portare i documenti. Il suo trucco? Bartali, se fermato, diceva che si stava allenando, e che comunque anche se c'era la guerra un atleta non si doveva mai fermare. Spesso addirittura si fermava a parlare con le guardie tedesche ai posti di blocco che gli chiedevano autografi e chiacchieravano con lui, ignari del carico che portava nascosto nella struttura della sua bicicletta.
Il ciclismo era uno sport molto popolare allora, molto più popolare di quanto lo è ora, quindi Bartali era una specie di divo. Finita la guerra nessuno mai seppe quello che fece Bartali per aiutare centinaia di persone ad espatriare o solo sopravvivere. Alcuni ebrei furono anche ospitati da lui. Questo gli valse riconoscimento di "Giusto tra i Popoli" da parte dello Yad Vashem, i centro della memoria dell'Olocausto. Ma tutto questo solo dopo che Bartali morì, dato che fino all'ultimo Bartali minimizzò il grande merito delle sue imprese durante l'occupazione nazista.
Dopo la guerra Bartali continuò a correre e a portare alta la bandiera d'Italia insieme ad altri ciclisti e al suo rivale storico Fausto Coppi, più giovane e diverso nel carattere. L'Italia del dopoguerra, un pese in rovina voleva credere in qualcosa di positivo e lo sport e il ciclismo davano tante speranze ad una popolazione che si stava rialzando.
Il libro di Toscano è un bellissimo salto nei ricordi, per me che sono italiano, Bartali (e Coppi) è quasi un mito di un 'epoca che forse non c'è più, di uomini molto rari.Per chi non li conosce troverà un esempio di una vita vissuta bene e secondo i propri principi, ribellandosi semplicemente al male e all'ingiustizia. Un uomo, Bartali, che ha vissuto diverse epoche ma non ha mai tradito la sua essenza di persona buona e sopratutto che ha agito in difes dei deboli perchè era giusto farlo senza pensare ad eventuali ricompense, ricompense terrene.
"Il bene va fatto discretamente (...) Queste sono medaglie che si appuntano all'anima e varranno nel Regno dei Cieli , non su questa terra".

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.


Titolo: A Champion Cyclist against the Nazis - The Incredible Life of Gino Bartali
Autore: Antonio Toscano
Pagine: 165
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/A-Champion-Cyclist-Against-the-Nazis-Hardback/p/17794














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