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Monday, April 6, 2020

Tango 1-1 - 9th Infantry Division LRPS in the Vietnam Delta di Jim Thayer

La Guerra del Vietnam che fu combattuta dal 1955 al 1975, ma che vide l'impiego di ingenti forze USA solo all'inizio/metà degli anni '60, fu una guerra lunga e sanguinosa. Fu conosciuta anche come Seconda Guerra di Indocina, per distinguerla dallo scontro tra le forze coloniali francesi che subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale avevano ripreso possesso di questi territori dai giapponesi e che furono cacciate nel 1954 dai Vietminh.
E' una delle guerre di cui si hanno più testimonianze visuali, testimoniali, di immagini e film, che hanno plasmato anche in un certo modo tutta la società occidentale.
Ma è stata sopratutto una guerra dove sono state sperimentate nuove armi e nuove tattiche. Proprio di una di queste nuove tattiche , utilizzate da un nuovo tipo di unità, tratta il libro che vi presento oggi.
Jim Thayer, recentemente scomparso, ha scritto le sue memorie di membro di una squadra (la Tango 1.1 del titolo) di LRPS (Long Range Patrol Scout) , ovvero una delle squadre che furono create per portare la guerra a un nemico elusivo e scaltro, con conoscenza enorme del terreno di combattimento e portarla nello stile dei Vietcong.
La guerra del Vietnam infatti dopo alcuni scontri campali che dimostrarono come fosse un suicidio per le forze dell'Esercito Popolare del Vietnam ( i Nord Vietnamiti) tenere testa al potente esercito statunitense in campo aperto, utilizzò differenti altre tattiche che si basavano sull'infiltrazione di unità più o meno grandi in zone difficilmente raggiungibili, per colpire e poi cercare santuario nella vicina Cambogia. Il sud del Vietnam , vicino Saigon, nella famosa Piana dei Giunchi e nel Delta del Mekong, enormi distese acquitrinose coltivate a riso fornivano un tipo di terreno ideale per queste tattiche. Le forze statunitensi che già avevano forse l'arma più efficace per contrastare questo tipo di guerra, con l'elicottero, che vide per la prima volta un impiego tattico centrale. però spesso si trovavano a intervenire con le proprie forze quando il nemico era già sparito o si era astutamente mimetizzato con la popolazione circostante. Per questo motivo, piccolissime unità definite LRRP O LRPS furono create, per stabilire anzitempo se delle forze Vietcong o NVA erano in zona e se valeva la pena intervenire in forze. La loro gamma di compiti si allargò poi in missioni di neutralizzazione di piccoli distaccamenti nemici, di rapimenti di prigionieri, e altre tipologie di intervento.
Le operazioni si svolgevano di solito con una o due squadre di 5/6 uomini ciascuna , pesantemente armati, spesso con armi catturate o di scelta dei membri della squadra. Le unità erano gestite a livello di compagnia e in seguito furono unificate in un reggimento di Rangers, il 75°. Jim Thayer infatti iniziò a servire proprio nella Compagnia E, 50° Fanteria, 9a Divisione, nel Delta del Mekong.
Il libro è costituito da brevi capitoli che descrivono bene l'attività , quasi senza sosta, di tali unità. Thayer, per sua indole si offre volontario e dopo un breve apprendistato ottiene il comando della squadra (Tango 1-1). Il suo racconto è asciutto, e allo stesso tempo appassionante. Non sempre le missioni hanno successo, a volte si risolvono in lunghe attese e spesso in recuperi da parte degli elicotteri o delle navi della "Brown Water Navy" ovvero delle unità di inserimento via fiume.
Nei racconti di Thayer possiamo percepire l'adrenalina ma anche la delusione e la stanchezza per notti passate all'aperto in un clima umido se non sotto la pioggia in attesa di un nemico che sembra un fantasma. Thayer viene ferito tre volte e perde diversi compagni, ma non per sua colpa. La sua vita ruota attorno all'unità perchè pur avendo una moglie e una figlia piccola il suo matrimonio non finisce bene, un altro aspetto che lo rende umanissimo, nonostante la sua routine di guerra. Molto probabilmente è anche vittima, ad un certo punto di un PTSD che lo prosciuga e ne rimette in discussione le priorità.
Il libro descrive le sue storie di guerra e la sua esperienza militare in un'elite, sostanzialmente un racconto differente rispetto all'ordinario "grunt" della fanteria statunitense in Vietnam. Non vi sono particolari riflessioni sulla ragione della guerra, Thayer non ne ha avuto il tempo, durante il suo periodo in Vietnam. Ma allo stesso tempo non c'è particolare odio verso il nemico.
Il libro così risulta estremamente interessante per la sua eccezionalità nel raccontare, con molta sincerità, le esperienze di un uomo che ha sperimentato intensamente il combattimento nella guerra del Vietnam ed è tornato per raccontare la sua storia.

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Tango 1-1 - 9th Infantry Division LRPS in the Vietnam Delta
Autore:  Jim Thayer
Pagine: 168
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Tango-1-1-Hardback/p/16897















Saturday, April 4, 2020

Shooting Vietnam - The War by its Military Photographers di Dan Brookes & Bob Hillerby

Il Vietnam è forse la guerra maggiormente fotografata della storia, una guerra che ha visto per prima l'avvento e la diffusione della televisione, una guerra che è stata influenzata e forse decisa dal potere del giornalismo, della fotografia e delle immagini.
Il libro che vi presento oggi ci porta a conoscere, attraverso la testimonianza di due "Combat Photographers" , quella guerra sotto una luce diversa, sotto la luce di chi, pur essendo militare aveva come compito quello di documentare lo sforzo bellico statunitense, in una guerra sempre più impopolare, sempre più incompresa in patria.
Il libro edito da Pen&Sword e scritto da Bob Hillerby e Dan Brookes non è il solito libro sul Vietnam, guerra lontana da noi ormai 50 anni, ma che ancora vede i suoi veterani attivi.
Bob Hillerby , un texano con l'interesse della fotografia, portò questa sua passione anche quando fu richiamato per andare in Vietnam. Il suo compito era quello di andare in missione con le varie unità a cui veniva assegnato via via, per documentare le azioni di combattimento o semplicemente le varie operazioni con cui l'esercito statunitense si relazionava con la popolazione. L'unità con cui venne più in contatto fino a farne idealmente parte fu la 1a Divisione di Cavalleria, che accompagnò in un centinaio e più di missioni. Addirittura per il valore e il coraggio dimostrato fu insignito della "Air Medal". I suoi racconti , profondamente umani, non hanno nulla dell'atteggiamento sprezzante per il pericolo, ma anzi sono sempre misurati, anche se Hillerby arriva ad ammettere che le missioni iniziarono ad avere un effetto tipo droga su di lui, che non riusciva più a farne a meno. Molto interessanti tutte le sue avventure anche se tra tutte spicca il suo racconto dei pochi giorni passati insieme alle unità Sud Coreane che combattevano in Vietnam, truppe molto ben motivate e combattive. Hillerby purtroppo non è più tra noi.
A fare da contraltare ad Hillerby è Dan Brookes, che, pur essendo anche lui innamorato della fotografia tanto da gestire un piccolo negozio di sviluppo foto prima della guerra, andò in Vietnam finendo a Camp Gaylor, a Tan Son Nhut, l'enorme base aerea vicino Saigon, nel sud del paese. Il suo lavoro era quello di "topo di laboratorio" addetto allo sviluppo foto per tutti i fotografi come Hillerby che andavano in giro per il paese e non solo. Se questo suo stare sempre in un posto può sembrare noioso, i suoi racconti della vita a Saigon sono un bellissimo affresco sulle esperienze dei giovani americani a contatto con un paese e una cultura differenti. Brookes sa essere molto divertente nei suoi racconti e le note riguardanti il suo lavoro di tecnico di laboratorio impreziosiscono il suo racconto. Anche lui verrà però trasferito alla base di Cam Ranh Bay, dopo aver sperimentato la paura dell'attacco vietcong alla base di Tan Son Nhut .
Il racconto dei due autori, che erano amici e riuscirono a scoprire ognuno molto di più sull'altro solo nella stesura di questo libro si integra perfettamente nel descrivere la tipologia di lavoro a cui si dedicavano i reporter di guerra militari (che a differenza di quelli civili non potevano tirarsi fuori quando volevano).
A fare da corollario ai due lunghi racconti che compongono il libro c'è la testimonianza di un corrispondente di guerra texano , Tony Swindell, in forza all'11th Light Infantry Brigade e  al Programma Phoenix, il programma per attaccare e distruggere l'infrastruttura Vietcong nel Sud anche con operazioni psicologiche e di invito ad arrendersi e collaborare. Questa testimonianza è molto dura, e Swindell non le manda a dire, criticando la violenza gratuita di alcune azioni. Infine un piccolo capitolo su My Lai e il massacro che macchiò per sempre lo sforzo bellico americano nel Vietnam.
Il racconto dei protagonisti del libro è coadiuvato dalle splendide foto riprese in azione, ma sopratutto della società vietnamita, che resiliente, continuava a vivere e andare avanti nonostante la guerra fratricida. Guardando quelle foto, foto di donne, vecchi e sopratutto bambini sorridenti,  si recupera la profonda umanità di chi passò  da quell'inferno e riuscì a conservare un atteggiamento positivo verso la vita e il genere umano.

Un grazie di cuore a Pen&Swordper avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Shooting Vietnam - The War by its Military Photographers
Autori: Dan Brookes & Bob Hillerby - Prefazione di Joseph L. Galloway
Pagine: 235
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Shooting-Vietnam-Hardback/p/16417
































Thursday, April 2, 2020

Prisoners on Cannock Chase - Great War PoWs & Brocton Camp di Richard Pursehouse

Il libro di oggi, frutto della ricerca di Richard Pursehouse ed edito da Frontline, racconta la storia poco nota di un grande campo di prigionia per soldati tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale.
Il campo, situato a Brocton , sul terreno di Cannock Chase, nella contea dello Staffordshire, fu uno dei maggiori campi di prigionia della guerra e il libro che vi presento oggi lo analizza a e ne riscopre le origini e la storia, ponendo di nuovo le luci dei riflettori su quest'angolo di Inghilterra dove un tempo migliaia di soldati catturati vissero il resto della loro guerra dopo essersi arresi.
Il terreno che fu ottenuto dalle autorità militari britanniche dal proprietario, Lord Anson, era perfetto per stabilirvi un campo di prigionia consistente di diversi settori o "lines". Un altro campo, di addestramento per soldati fu stabilito vicino e fu, durante la guerra, principalmente utilizzato da soldati neozelandesi, che doppiavano anche come eventuale guardia del campo, vista la vicinanza.
Il campo, oggi del tutto scomparso ma presente in diverse tracce nel terreno restituito alla sua originale forma di parco e foresta, è stato profondamente indagato da Pursehouse, che è riuscito, con il suo libro a ricostruire la vita  di prigionieri, guardie, soldati del campo vicino, nonchè civili che si relazionavano con il mondo del campo, in maniera ammirevole.
La sua indagine è basata su tutta una serie di foto comparative del terreno odierno e di materiale iconografico proveniente da varie fonti, archivistiche, private, di giornali.
Le testimonianze , sono quelle, indirette, dei prigionieri , ma sopratutto quelle di chi nel campo ha lavorato come interprete, funzionario o ufficiale. Il comandante fu uno scozzese, il tenente colonnello Sir Arthur Grant, che ferito in maniera invalidante a inizio guerra era stato rimosso da ogni incarico che avesse a che fare con la prima linea e quindi era finito a comandare il campo. Grant pur per motivi evidenti essendo stato penalizzato dalla guerra, non ebbe risentimenti con i prigionieri che fu chiamato ad amministrare, e non sono emersi soprusi verso di loro. Grant , proveniente dalla famosa famiglia che è conosciuta tradizionalmente per il whisky, fu addirittura omaggiato di una statuetta dagli stessi prigionieri, come regalo di addio.
Il libro è molto ordinato, con brevi capitoli che descrivono ogni aspetto della vita di un campo. Il campo aveva tutti i requisiti per tenere occupati i prigionieri e sebbene la disciplina fosse molto stretta si può affermare che non fosse certo inumana. E' interessante come l'autore inserisca spesso nelle note (che sono molto corpose) dei riferimenti al trattamento dei prigionieri alleati nei campi tedeschi. Sono importanti questi paragoni per entrare nel modo di pensare e di gestire un campo dell'epoca. Tuttavia vi erano delle terze parti garanti per far sì che non ci fossero trattamenti scorretti verso i prigionieri. Per la Germania all'inizio erano stati scelti Gli Stati Uniti d'America, ma dopo l'entrata in guerra a fianco degli alleati fu la Svizzera a essere il paese cui venivano indirizzate le lamentele da parte dei prigionieri stessi. La Croce Rossa elvetica infatti venne ad esaminare il campo di prigionia diverse volte, non riscontrando problematiche gravi.
Un'altra voce importante che ci fa conoscere l'umore del tempo dei prigionieri e verso i prigionieri è quella di un impiegato del campo, tale Horace Thompson, che tramite le sue lettere alla madre descrive eventi e sentimenti, risultando molto prezioso.
Con il progredire della guerra i prigionieri del campo trovarono anche impiego presso vicine fattorie, secondo schemi di lavoro collaudati, e andarono a sostituire le braccia di contadini che erano stati chiamati al fronte.
Il libro così risulta una piccola capsula del tempo che ci porta a conoscere un tema poco dibattuto, ovvero i campi alleati nella Prima Guerra Mondiale. Tutto va ovviamente visto in relazione al trattamento dei prigionieri che vi era prima, nel 1800, con comportamenti molto meno umani, frutto anche di minore legislazione in ambito militare riguardante la sorte del prigioniero di guerra. L'enorme numero di prigionieri di una guerra dalle dimensioni immani, fece ripensare completamente tutta la materia e alla fine risultò nella stesura della Convenzione di Ginevra del 1929, frutto ovviamente di quell'esperienza. L'umanizzazione del trattamento dei prigionieri di guerra, con i loro diritti e doveri, non fu certo ampiamente rispettata nella successiva guerra, ma fu un passo in avanti per l'umanità sebbene applicata a qualcosa di tragico.
Il libro è uno sguardo interessante su un tema poco conosciuto, che potrà appassionare lo storico e l'appassionato della Grande Guerra.

Un grazie di cuore a Frontline Books per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Prisoners on Cannock Chase - Great War PoWs & Brocton Camp
Autore: Richard Pursehouse
Pagine: 208
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Prisoners-on-Cannock-Chase-Hardback/p/16014