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Monday, July 6, 2020

The Third Reich in 100 Objects - A Material History of Nazi Germany di Roger Moorhouse

La Germania Nazista a 75 anni dalla sua fine continua a far parlare e scrivere libri. Si ha sempre l'impressione che non tutto sia stato detto, ma che sopratutto ci sia la paura , spesso fondata, il più delle volte no, che vi possa essere un ritorno a certe ideologie o almeno metodi. Sono dell'idea che quell'ideologia sia morta e sepolta ma non i metodi, ma questa è un'altra storia ed oggi è di un libro che vi voglio parlare. Il libro di oggi, edito da Greenhill Books fa parte della serie "100 Objects" pubblicata anche da Frontline Books. Il curatore della rassegna di questi 100 oggetti (che avrebbero potuto essere molti di più ma che sono estremamente iconici) è Roger Moorhouse, storico esperto di Germania moderna.
Come è noto, la Germania Nazista e il Nazismo lega indissolubilmente il suo destino alla Seconda Guerra Mondiale e all'Olocausto. In questi 100 oggetti quindi, una parte preponderante va a questi due tristi e tragici temi. Molte sono le icone belliche della Germania Nazista, oggetti che anche oggi, istintivamente colleghiamo al nazismo, sebbene alcune armi abbiano poi avuto una storia a sè stante. Ad esempio lo stalhelm (24) , l'aereo da trasporto Ju52 (oggetto 12) o il Me109 (28) , il cannone da 88mm (35), l'UBoat tipo VII (55) o lo Stuka Ju 87 (56), la Luger (58) e l'MP40 (65), il carro Tigre 1 (78) le V1 e V2 (94 e 97) e il caccia a reazione Me262. Una guida dei 100 oggetti, non poteva prescindere da armi e apparecchiature militari che servirono a protrarre la guerra e il regime nazista.
Più triste è l'elenco degli oggetti che hanno a che fare con la crudele repressione degli ebrei, delle minoranze e delle opposizioni. In questo ambito rientrano la scritta posta sul cancello dei campi di concentramento di Dachau "Arbeit Macht Frei" (27) il meticoloso metodo per segnare le minoranze nei campi di concentramento con distintivi e colori differenti (oggetto 30) , la "stolperstein" , ovvero la pietra di calpestio, dove è commemorato il coraggioso attentatore del Fuhrer georg Elser (49), il letto di ferro di un ospedale psichiatrico (67) , la stella che gli ebrei dovevano portare sui vestiti (74) la villa a Wannsee dove venne decisa o programmata la Soluzione Finale (79) ,il contenitore di Zyklon B utilizzato nelle camere a gas (80) e la tessera d'immatricolazione di Sophie Scholl (77).
Altra grande sezione di oggetti è quella celebrativa del regime, con bandiere e aquile naziste (3 e 53) marce militari e di partito (3 e 48), poster (13) , uniformi (18), addirittura monumenti sportivi (34) e commemorativi  (25) ed anche uno schizzo di arco celebrativo della città progettata da Hitler che avrebbe dovuto chiamarsi Germania (40).
Il resto è una miscellanea di oggetti curiosi e forse banali (la tavolozza dei colori del giovane pittore Adolf Hitler, il suo pettine per baffi, la scatola dei rossetti di Eva Braun) ma che senza dubbio oggi, se messi sul mercato avrebbero un grande valore, almeno economico.
Il Nazismo ha infatti conosciuto, nel mercato delle reliquie un successo enorme, dovuto al fascino sinistro di quell'ideologia o forse alla semplice rarità di certi oggetti. Nel dopoguerra una industria di falsi in cui cadono anche i più esperti (ricordiamo la grande truffa dei falsi diari di Hitler negli anni 80 e la cui storia diventò un bel libro di Robert Harris ) ha sfornato copie di quasi ogni oggetto prodotto durante il regime nazista. Oggi in molti paesi vige un divieto a esporre oggetti che rechino richiami a Hitler, alla svastica o alla ideologia nazista, il che , forse , più che fungere da deterrente è un richiamo irresistibile per i falsari e per chi si sente affascinato da qualcosa di proibito.
Questo libro mescola bene oggetti che furono funzionali alla guerra portata avanti da Hitler, oggetti che si legano indissolubilmente al destino di milioni di persone oppresse e uccise per una ideologia sbagliata, e oggetti che non fanno altro che far pensare a quel famoso saggio di Hannah Arendt "La Banalità del Male". Questo libro ci fa conoscere le storie dietro questi oggetti e riesce bene a riassumere , dal punto di vista iconografico, come fu quel terribile periodo.

Un grazie di cuore a Greenhill Books per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: The Third Reich in 100 Objects  - A Material History of Nazi Germany
Autore: Roger Moorhouse
Pagine: 258
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Hitlers-Third-Reich-in-100-Objects-Paperback/p/17667






















Monday, June 29, 2020

Riverine Craft of the Vietnam Wars di Roger Branfill-Cook

L'immagine stereotipata che abbiamo del Vietnam è quella di una guerra fatta di rapidi spostamenti in elicottero, di attacchi aerei, di basi d'artiglieria costruite dal giorno alla notte e abbandonate a missione finita. Qualche film ha reso famoso il combattimento urbano di Hue durante l'offensiva del Tet nel 1968, ma in realtà una gran parte della guerra si svolse in risaie e nei piccoli e grandi corsi d'acqua che segnano il Vietnam, sopratutto nel Delta del fiume Mekong. Le operazioni anfibie ebbero la stessa importanza di quelle elitrasportate, e la "Brown Water Navy" si distinse anch'essa per numero di operazioni e importanza del suo contributo alla guerra.
Il libro che vi presento oggi, facente parte della serie Ship Craft, edito da Seaforth Publishing e scritto da Roger Branfill-Cook, è tipico di questa serie che va incontro alle esigenze di storici e modellisti, combinando foto e notizie sulle imbarcazioni trattate con recensioni dei modelli disponibili sul mercato e una sezione dedicata a diorama e modelli assemblati.
In questo caso siamo davanti ad una serie di imbarcazioni, tutte create, o modificate per poter negoziare le basse acque dei fiumi del Vietnam. Il libro esamina non solo la Guerra del Vietnam che vide contrapposti americani (e australiani, neozelandesi e sudcoreani) contro vietnamiti (vietcong ed esercito regolare vietnamita) , ma anche la precedente "Guerra d'Indocina" con i francesi che nel secondo dopoguerra si trovarono a cercare di mantenere le loro colonie asiatiche contro movimenti indipendentisti foraggiati da Cina e URSS.
I francesi, a guerra finita si trovarono a dover adattare e recuperare imbarcazioni da ogni fonte disponibile, cercando per lo più di convertire surplus degli eserciti alleati, che per questioni di budget se ne dovevano disfare. La prima parte del libro è dedicata a queste conversioni , più che altro mezzi da sbarco con poco pescaggio e fondo piatto, che in molti casi venivano corazzati e armati in modo più completo. A fine guerra d'Indocina tutto questo materiale fu dato alle forze del nuovo stato del Vietnam del Sud, che continuò le operazioni contro i guerriglieri comunisti Vietcong.
Le esperienze dei francesi nell'ambito di questa guerra fluviale non furono perdute e gli americani progettarono tutta una serie di imbarcazioni per affrontare questo tipo di scontro fatto di agguati e rapidi sbarchi. La più famosa è la leggera PBR o "Pibber" Patrol Boat River , resa celebre dal film "Apocalypse Now" , in cui una di queste imbarcazioni risale il fiume per portare il Capitano Willard a eliminare il folle Colonnello Kurtz. Ma la Pibber è solo la punta dell'iceberg di tutta una serie di imbarcazioni specializzate, più pesanti o più leggere (per l'inserimento dei Navy SEAL) che solcarono le acque del Vietnam. In questo libro vengono tutte analizzate, e sopratutto, dato che molte di esse non hanno un modello in vendita , ne viene spiegata la conversione a partire da modelli esistenti e in commercio. Proprio a questo serve la sezione "Model Products" che addirittura , per chi volesse creare un diorama della Guerra d'Indocina , fornisce consigli su quali figure utilizzare (purtroppo la Guerra d'Indocina è forse una delle più interessanti ma meno riprodotte nel mondo del modellismo). E' una piccola sezione molto interessante dato che i francesi in Indocina utilizzarono una gamma di divise, armi e mezzi provenienti dalle fonti più disparate (armi tedesche, britanniche, americane oltre che ovviamente francesi) .
Un'altra sezione molto ben curata è quella dei modelli montati, in cui sono presenti molti modelli montati dall'autore, una vera e propria autorità nell'ambito delle imbarcazioni che affrontarono la Guerra del Vietnam e quella d'Indocina.
Che dire di più? Anche in questo caso, un volume della serie Ship Craft è utilissimo per il modellista e lo storico, anche se in questo caso l'attenzione è più mirata al modellista. La numerosa e particolare produzione di queste imbarcazioni, frutto di progettazione e modifiche trova un ottimo libro che mette ordine su questo tema, fornendo al lettore e all'appassionato ottimi spunti per realizzare bellissimi modelli di imbarcazioni (e mezzi anfibi!) originali e modificati.

Un grazie di cuore a Seaforth Publishing per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Riverine Craft of the Vietnam Wars
Autore: Roger Branfill-Cook
Pagine: 64
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/ShipCraft-26-Riverine-Craft-of-the-Vietnam-Wars-




















Paperback/p/16527

Saturday, June 27, 2020

Armoured Cruiser Cressy - Detailed in the Original Builders' Plans di Andrew Choong

HMS Cressy è passata alla storia come una delle tre navi affondate (le altre della stessa classe Aboukir e Hogue) dall'U-9 all'inizio della Grande Guerra , il 22 settembre 1914.
Questo incrociatore corazzato, progettato da White dopo aver visitato, in giro per l'Europa diversi cantieri ed essendo stato colpito sopratutto dalle navi italiane Vettor Pisani e Garibaldi (anch'essi incrociatori corazzati), fu varato alla fine del 19° secolo, il 4 dicembre 1899 dai cantieri di Govan in Scozia. Seguirono altre 5 navi che furono HMS Sutlej, Hogue, Aboukir, Bacchante ed Euryalus.
Questa tipologia di nave, un incrociatore che poteva tenere testa anche in battaglia a differenza dei precedenti incrociatori, non invecchiò molto bene. Allo scoppio della Grande Guerra si pensava di pensionare questa classe o di limitarne l'impiego, ma il conflitto vide le navi assegnate a compiti secondari. Tre di queste , la Cressy , la Hogue e la Aboukir vennero impiegate come scorta per i trasporti di truppe diretti in Francia, e fu così che vennero prese i mira dall'U9 tedesco ed affondate.
Il libro che vi presento oggi è un libro molto specialistico, scritto da Andrew Choong, curatore al National Maritime Musem per la casa editrice Seaforth Publishing che più che insistere sulla storia operativa ci presenta in dettaglio i piani della nave HMS Cressy e di alcune sue sorelle.
L'obiettivo di questa serie di libri, è di mostrare nei dettagli , con i piani disponibili al National Maritime Museum, come erano state progettate le navi e quali modifiche susseguenti vennero apposte agli scafi e alle varie strutture delle navi. Il risultato è un libro di grande formato che è una gioia per gli occhi dell'appassionato navale e che spinge anche il neofita di storia marittima a conoscere di più questo mondo.
L'HMS Cressy è infatti una nave affascinante che risente di alcune soluzioni di epoca vittoriana ma che si proietta in una nuova era. Il libro dettaglia tutta una serie di voci quali piani e struttura, propulsione e macchine, corazzatura, armamento, alloggi e abitabilità ed infine un veloce riassunto della carriera della Cressy, che diede il nome alla classe.
Come scritto sopra sono presenti anche alcuni piani che si riferiscono all'Euryalus e al Sutlej, ma in generale la sei navi differivano di poco . Una delle principali differenze era nell'elica che nella Bacchante era a 4 pale, mentre nella Sutlej a 3 pale. La differenza nella propulsione era minima però.
I piani della nave, come è tipico della serie , sono estremamente dettagliati e commentati con delle didascalie di ottima fattura. La nave è esaminata seguendo, ponte per ponte e sezione per sezione, ed anche chi non è molto pratico di termini navali si troverà a proprio agio dopo aver appreso i principali punti di riferimento. Di particolare valore sono alcuni disegni prodotti per l'Ammiragliato che rappresentano la nave Cressy per riprodurre l'arrangiamento del sartiame, che, senza vele ,serviva solo per le comunicazioni e per i telegrafi, non ancora senza fili. Si può trovare il disegno di cui parlo a pagina 18/19. Si possono apprezzare molti piccoli dettagli guardando ai piani, come il doppio fondo cellulare , le sezioni di ventilazione e per quanto riguarda l'armamento i condotti per far salire la cordite e i proiettili per le casematte. Ho trovato interessante il disegno a pagina 43, ovvero la casamatta del cannone da 9,2 pollici, disegnata, per scopo di studio dal Guardiamarina Walter Leeke. Questo disegno, sebbene basico rispetto ai più dettagliati disegni "ufficiali" serviva come scopo quello di addestrare il (si presume) giovane ufficiale ad orientarsi sul suo posto di combattimento.
Sono interessanti alcuni termini retaggio della vecchia marina vittoriana, come il "Manger" posto a prua (la mangiatoia dove venivano ospitati gli animali di bordo, non più presenti se si eccettua alcune galline e tacchini), oppure la spaziosa e areata"Sick Bay" per i malati.
Insomma, il libro è quanto di più dettagliato si possa volere per comprendere come era stata progettata e in seguito allestita e modificata la Cressy (e alcune altre navi di questa classe). Questo libro è quindi utilissimo per l'appassionato navale, il modellista , il semplice curioso che voglia scoprire una nave che ha fatto da ponte tra due epoche della marina mondiale. Seaforth ancora una volta produce un libro che non potrà mancare sugli scaffali degli appassionati e degli storici della marina militare e non.

Un grazie di cuore a Seaforth Publishing per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Armoured Cruiser Cressy - Detailed in the Original Builders' Plans
Autore: Andrew Choong
Pagine: 128
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Armoured-Cruiser-Cressy-Hardback/p/17263