Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.
Titolo: A Muddy Trench: A Sniper's Bullet - Hamish Mann Black Watch Officer Poet 1896-1917
Autore: Jacquie Buttriss
Pagine: 226
Se qualcuno della nostra generazione pensa alle forze armate statunitensi la prima cosa che ci viene in mente è sicuramente un GI che sbarca in Normandia, o forse un Marine che sbarca su un atollo del Pacifico, ma sono sicuro che se lo chiediamo a qualcuno di una generazione precedente, l'immagine che rappresenta al meglio le forze armate statunitensi è un cavalleggero all'inseguimento di un gruppo di indiani. John Ford ha contribuito con i suoi bellissimi film a rendere iconica quella cavalleria, spesso molto poco marziale nel suo abbigliamento, e con questo libro, un classico del 1966, scritto da Richard Wormser e oggi ripubblicato da Frontline Books, ripercorriamo tutta la sua storia. Va detto che la storia narrata nel libro è storia della cavalleria americana e come tale non elenca la sua trasformazione (come tutte le forze di cavalleria nel 20° secolo) in forza meccanizzata e altamente mobile. La narrazione pone come fine delle operazioni di cavalleria la "Caccia a Pancho Villa" terminata nel 1917. Attraverso 29 capitoli, il nostro viaggio nella conoscenza di questo iconico corpo ci porta dalla guerra di Indipendenza Americana e "Lighthorse" Harry Lee (padre del grande Generale Robert E. Lee della Confederazione) fino alla guerra contro il Messico e poi il grande banco di prova della Guerra di Secessione (1861-1865) in cui si affermarono personalità quali J.E.B. Stuart e George Armstrong Custer. Ovviamente l'utilizzo della cavalleria fu estremamente importante per l'espansione verso ovest della nazione statunitense, con i frequenti scontri con le tribù di indiani che si distinguevano anch'esse per la grande esperienza nella guerra a cavallo. Si può tranquillamente affermare che l'espansione dei coloni verso ovest non avrebbe mai potuto essere realizzata senza la presenza di forti e reggimenti di cavalleria, viste le grandissime distanze di quegli spazi incontaminati. Interessante è a mio avviso il capitolo 28 in cui si narrano le imprese dei Buffalo Soldiers , i due reggimenti (9° e 10° Cavalleria) formati da soldati di colore e definiti così ("Buffalo") dagli indiani che li affrontavano. Il titolo "Yellowlegs" prende ovviamente spunto dal colore dell'arma della Cavalleria statunitense, che è appunto il giallo, colore che appare sui pantaloni in forma di striscia e quindi da qui "Yellowlegs". Il testo scritto da Wormser più di 50 anni fa è anche oggi un testo di riferimento da cui partire se si vuole conoscere bene la storia di quei "Soldati a cavallo" che John Ford ci ha fatto ammirare in tanti dei suoi film.
Negli ultimi anni è stata spessa trattata da memorie, libri di saggistica e film l'esperienza dei soldati alleati e sopratutto britannici che combatterono contro i giapponesi. Libri come "The Railway Man" o "The Forgotten Highlander" raccontano bene questa esperienza (dal primo è stato tratto anche un bel film con Colin Firth) ed è solo un bene che venga ricordato questo piccolo olocausto patito dai prigionieri di guerra alleati lungo la ferrovia della morte che collegava la Tailandia alla Birmania (di cui si parlava anche nel bellissimo classico "Il Ponte sul fiume Kwai" di David Lean). Nonostante tanti libri quel tema è ancora trattato spesso secondariamente, eppure quel teatro di guerra ha prodotto libri di assoluto valore sia dal punto di vista della memorialistica ("Quartered safe out here" di George MacDonald Fraser è forse il libro di memorie di guerra più bello mai scritto, con il famoso autore di Flashman che militava nella 14a Armata, l' "Armata Dimenticata") sia da quello della saggistica militare ("Defeat Into Victory" scritto dal Feldmaresciallo Slim , comandante di quella 14a Armata) . Proprio per questo mi sono gettato a capofitto nella lettura di questo bellissimo libro di memorie, scritto da John Wyatt con l'ausilio di Cecil Lowry. John Wyatt era un coscritto del reggimento East Surrey che si trovò a cercare di fermare l'avanzata giapponese lungo la penisola birmana verso la fine del 1941 e inizio 1942. Impresa come sappiamo vana. E poi quel reggimento contribuì alla inefficace difesa della fortezza di Singapore con la peggiore sconfitta dell'Esercito Britannico in oriente. Il racconto di Wyatt, fervente cattolico, degli orrori della ferrovia della morte e poi del trasporto in Giappone su due navi che erano degli incubi galleggianti è un racconto di grandissima tempra morale oltre che fisica. E' difficile non immedesimarsi nelle sue sofferenze ed è ancora oggi difficile comprendere la brutalità dei giapponesi, che si sfogarono oltre che nei campi di prigionia proprio alla conquista di Singapore, nel massacro dell'Alexandra Hospital, in cui Wyatt si trovava ferito, scampandone miracolosamente. La sua storia, fatta di resilienza e sopportazione è anche una storia fortunata poichè gli East Surreys soffrirono nei combattimenti e nella prigionia perdite enormi, con pochissimi sopravvissuti, tra cui Wyatt. Non possiamo non sentirci vicini alla sua gioia al termine della guerra, quando vide nel porto di Yokosuka le navi americane che portavano i prigionieri in un lungo viaggio verso oriente e verso casa. Ho letto questo libro in due giorni, sentendomi vicino allo scrittore, deceduto nel 2009, pochi mesi dopo la pubblicazione del libro, mi sono sentito vicino a lui e alle sue esperienze e sono grato che Cecil Lowry, anch'egli figlio di un regolare del reggimento East Surrey che combattè in quei luoghi e fu prigioniero e schiavo su quella ferrovia, abbia portato alla luce questa storia colma di speranza e di amore per la vita.
Praga è una città magica che visitai nel 1998, a 30 anni esatti da quello che fu un evento seminale per la sua storia e per la storia della Guerra Fredda: la Primavera di Praga. In questo libro, edito da Pen&Sword Books per la serie Cold War 1945-1991 e scritto da Phil Carradice, ripercorriamo gli eventi che portarono a quella stagione di speranza e sofferenze per gli abitanti della Cecoslovacchia.