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Friday, May 22, 2020

Early Jet Bombers 1944-1954 Rare Photographs from Wartime Archives di Leo Marriott

La prolifica serie "Images of War" della casa editrice Pen&Sword oggi ci porta a conoscere i primi bombardieri a reazione della storia.
In questo caso nel viaggio attraverso centinaia di foto , a guidarci è lo storico dell'aviazione Leo Marriott (autore di un libro compagno di questo dedicato ai primi caccia a reazione e che recensirò prossimamente).
La qualità delle foto, come al solito, è molto alta con una media di 3 foto ogni due pagine.
Il libro è suddiviso per paesi realizzatori dei primi progetti di bombardieri a reazione, con ovviamente la Germania, paese pioniere e poi Gran Bretagna, Francia, USA e Russia.
E' stupefacente notare come in 50 anni di storia dell'aviazione , i progressi in ambito tecnico e scientifico abbiano fatto passi da giganti. Alcune realizzazioni non sfigurerebbero come "fantasia" e anche come innovazione tecnica al giorno d'oggi! I primi a realizzare un bombardiere a reazione furono i tedeschi durante la seconda guerra mondiale, con il celebre Arado Ar234. Questo bombardiere medio non riuscì a cambiare le sorti della guerra come avrebbe potuto fare invece il più efficace Me262 se utilizzato nel solo ruolo di caccia. Hitler a quanto pare volle che questo nuovo Messerschmitt potesse assolvere il duplice ruolo di caccia e di bombardiere al suolo. Una delle realizzazioni più strane presenti nel libro è però lo Junkers Ju 287, con una configurazione alare che lascia molto stupiti.
Allo stesso tempo la Gran Bretagna dopo la guerra si lanciò nella realizzazione di vari modelli di aerei a reazione privilegiando la tipologia di bombardiere strategico (che non era stato considerato da paesi quali Germania , durante la guerra, scelta che pagò caramente, Francia o Russia). L'idea dell'epoca, dopo l'uso della Bomba Atomica da parte degli USA sul Giappone era che ogni guerra sarebbe stata decisa dall'impiego di bombardieri strategici a lungo raggio con un carico di bombe nucleari. L'industria aerospaziale britannica si distinse nella produzione di interessanti prototipi e di validissimi modelli che servirono per anni la RAF , tra questi il rivoluzionario Vulcan, il Canberra (che fu prodotto anche per gli USA dalla Martin)  e il Victor.
La Francia non restò indietro attingendo a progetti tedeschi e iniziando anch'essa una progettazione che portò alla realizzazione di molti prototipi e di aerei quali il Vautour II (reso celebre dall'impiego che ne fecero gli israeliani nella Guerra dei 6 giorni).
I due capitoli più consistenti del libro riguardano le due grandi potenze che si fronteggiavano durante la Guerra Fredda: USA e URSS.
Gli americani avevano la principale forza di bombardieri strategici nel mondo, con gli ottimi B29 (a cui seguì il B36, un enorme aereo che faceva apparire minuscolo il B29!). Il B36 (protagonista di un bel film con James Stewart) fu però presto sostituito da aerei più piccoli come il B45 e il B47. Allo stesso tempo, l'USAF (nuova creazione , prima l'USAAF era dipndente dall'esercito) aveva delle richieste diverse da quelle che erano invece quelle della Marina , con l'intenzione di ottenere dei bombardieri che potessero decollare da una nuova classe di portaerei. E così sono presenti nel libro anche dei progetti e aerei entrati in produzione per la Marina come l'AJ Savage e l'A3 SkyWarrior. Tuttavia a farla da padrone dal punto di vista iconico sono il B52 (che ancora è in servizio e si pensa possa restarlo sino al 2050) e sopratutto il progetto dell'ala volante della Northrop, che seppur mai prodotta in serie ed entrata in servizio è servita da modello per il bombardiere Northrop Grumman  Stealth B2.
La sezione fotografica finale è dedicata alle realizzazioni di oltre cortina di ferro, con i progetti sovietici che dapprima si ispirarono ad aerei tedeschi ma che poi , grazie ai bureau di Tupolev, Ilyushin in misura minore Yakovlev crearono dei disegni e delle soluzioni autonome. Tra gli aerei più importanti e longevi non si può non segnalare il Yupolev Tu95 "Bear" (ogni aereo sovietico aveva un nomignolo datogli  dall'intelligence della  NATO).
Il bombardiere strategico, frutto di un'idea nata tra le due grandi guerre mondiali perse la sua centralità nelle aviazioni delle principali potenze della Guerra Fredda con l'introduzione dei missili balistici a lunga gittata. L'aereo che doveva attraversare mezzo mondo e  che quindi doveva avere grandi dimensioni , autonomia e armamento, poter volare ad alta quota ed essere difficilmente intercettabile venne piano piano sostituito da bombardieri più leggeri e sopratutto multiruolo. Tuttavia di quell'era restano alcuni aerei ancora operativi come l'immortale B52 americano e tante foto di aerei e progetti che vengono illustrati benissimo da Leo Marriott in questo fantastico libro.
Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Early Jet Bombers 1944-1954 Rare Photographs from Wartime Archives
Autore: Leo Marriott
Pagine: 157
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Early-Jet-Bombers-19441954-Paperback/p/16714

























Wednesday, May 20, 2020

The D-Day Landings (The Telegraph)di Philip Warner (Prefazione di W.F. Deedes e Introduzione di John Keegan)

Il libro che vi presento oggi si va ad inserire nella sterminata letteratura riguardante il D-Day.
Questa interessante raccolta di testimonianze ci fa tornare al clima di incertezza, paura ed euforia che avvolse quel 6 giugno 1944 e lo fa con più di 100 racconti da parte delle truppe e dei servizi logistici che permisero di aprire il fronte nordoccidentale.
Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1980 e ripubblicato recentemente da Pen&Sword ha il merito di riportare le testimonianze (britanniche e canadesi) più inusuali anche se non mancano anche diversi racconti di reduci che hanno scritto dei libri interi di memorie in seguito.
Il libro, suddiviso in ordine cronologico in base all'intervento delle forze combattenti nell'Operazione parte dalle forze aeree, quindi andando a riassumere con una serie di preziose testimonianze il racconto di aviatori e paracadutisti, i primi a toccare la terra normanna.
Spicca fra le varie testimonianze quella di H.Howard ex staff sergeant del Glider Regiment, che per poco, a causa di un malfunzionamento del cavo di traino del suo aliante con il bombardiere non perse l'occasione di partecipare al D-Day (dopo essersi sganciato sulla pista fu recuperato e riagganciato ad un nuovo bombardiere che lo rimorchiò fino all'obiettivo).
La seconda sezione è quella della flotta, o forse è meglio dire "flotte" viste le dimensioni della forza d'invasione. Il racconto di F.P.U. Crojer, tenente comandante e all'epoca ufficiale e segretario su una nave di tipo LST (Landing Ship Tank) , una delle carte vincenti dell'invasione. Il suo racconto è tipico di un marinaio, con estremo aplomb e self control tipico di un regolare della Royal Navy. Interessante è la sua descrizione di fuoco amico a bordo di un vicino LCT (Landing Craft Tank, un'altro tipo di nave all'opera durante lo sbarco) che abbattè uno Stirling britannico scambiandolo per un bombardiere tedesco.
Mr Cockersell era a bordo di un LCT e la sua testimonianza è racchiusa nella sezione "On The Beach - The Sappers and Others" dato che i servizi logistici furono di capitale importanza per le prime ondate di sbarco  e per rafforzare poi la testa di sbarco. La sua descrizione di fuoco amico (anche lui!) che per fortuna questa volta non andò a segno, fa il paio con quella descritta precedentemente. Allo stesso tempo l'LCT di Cockersell fu bombardato da una delle rare incursioni aeree tedesche con la bomba che non esplose finendo prima sul telone di un camion trasportato sulla nave e poi, poco cerimoniosamente gettata in mare dal personale del mezzo da sbarco.
Subito dopo viene la sezione riguardante i mezzi corazzati in cui spicca l'interessante testimonianza di Stuart Hills (che in seguito raccoglierà le sue memorie in un bel libro intitolato "By Tank into Normandy") e che fu, con gli Sherwood Rangers dell'8a Brigata Corazzata , uno di coloro i quali sbarcarono con lo Sherman DD. Questo mezzo, creato dalle fervide menti degli ingegneri britannici, era noto anche come "Swimming Sherman", e grazie ad uno schermo gonfiabile poteva avvicinarsi alla riva partendo anche da alcune migliaia di yards. Hills fu uno di quelli che però non riuscirono a raggiungere la riva a bordo del loro carro, dato che una granata danneggiò il fondo e il mezzo affondo in pochi secondi, con Hills e il suo equipaggio che fortunatamente riuscirono a mettere in acqua un canotto.
Nella stessa unità operava uno dei più coraggiosi cappellani militari, ovvero il reverendo Leslie Skinner che oltre ad avere compiti spirituali (che assolverà egregiamente nel prosieguo della campagna, ne parla ancora Hills nelle sue memorie) il giorno del D-Day contribuirà con i genieri a demolire ostacoli, correrà all'aiuto di due uomini intrappolati in un camion nell'alta marea e aiuterà anche i reparti medici con i feriti.
Il libro presenta ovviamente nel capitolo più consistente le testimonianze della fanteria, che fu quella che sulle spiagge inglesi e canadesi (Sword, Juno , Gold) fece il lavoro più difficile e ovviamente sono presenti sezioni riguardanti l'esperienza canadese (su Juno) , quella dei Commandos (che rivestirono il ruolo di fanteria combattente) , dell'intelligence e dei servizi medici oltre ad una breve sezione sul punto di vista francese (dal punto di vista dei civili) .
Il libro è un piacere da leggere, nelle testimonianze di persone ancora in vita (molto poche oggi per ovvie ragioni) nel 1980 emerge la freschezza e anche l'umorismo nel raccontare fatti epici e tragici allo stesso tempo. Il libro è quindi un must per tutti gli appassionati storici del D-Day e non solo.

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: The D-Day Landings (The Telegraph)
Autore: Philip Warner (Prefazione di W.F. Deedes e Introduzione di John Keegan)
Pagine: 309
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/The-Telegraph-The-D-Day-Landings-Paperback/p/16665









"VINCERE!" - The Italian Royal Army Counterinsurgency Operations in Africa, 1922-1940 di Federica Saini Fasanotti

Il libro che vi presento oggi tratta di un argomento spesso marginalizzato e schiacciato tra diversi altri eventi storici vicini. Le operazioni di controinsurrezione da parte del Regio Esercito Italiano in Libia e in Africa orientale sono spesso state eclissate per una parte da argomentazioni che poco hanno a che vedere con la storia ma tendono forse a questioni ideologiche e politiche, e per un'altra parte sono state (per quanto riguarda sopratutto l'AOI) trascurate a causa degli eventi che seguirono e che videro, quasi subito all'inizio del Secondo Conflitto Mondiale, la perdita dei territori coloniali italiani nel Corno d'Africa.
Federica Saini Fasanotti, storica apprezzata, con questo libro edito da Naval Institute Press esamina la politica militare italiana nell'ambito del contrasto alle insurrezioni in Libia e in AOI smentendo alcuni dati propagandati per anni da storici anche affermati. Lo fa attingendo in modo sistematico a fonti del Regio Esercito e ad archivi italiani, ma anche ad opere neutre e di parte avversa.
Il libro si presenta suddiviso in due parti abbastanza speculari che esaminano le due esperienze coloniali, ovvero quella della "Quarta Sponda" come era definita la colonia di Libica (formata da territori alquanto aridi e poco produttivi fino alla scoperta di giacimenti di idrocarburi che avverrà solo dopo la fine del colonialismo italiano) quando fu strappata dalle mani di un governo ottomano ormai ombra di sè stesso e quella della colonia del Corno d'Africa già italiana dalla fine dell'800 ma che vide un'ulteriore conquista dell'Etiopia nel 1935. 
La Saini Fasanotti esamina ogni aspetto dei luoghi nonchè con alcuni capitoli dedicati (e, come scritto, speculari per entrambe le due parti del libro)  voci quali : Guarnigioni, Ufficiali, Insorti, Truppe Indigene , Aviazione etc.
Le due esperienze coloniali ovviamente differiscono nei tempi e nei modi, con la colonia Libica conquistata nelle sue varie regioni (Cirenaica, Tripolitania, Fezzan) nel 1911 e "perduta" dopo lo scoppio della Grande Guerra con il richiamo in Patria di molte unità di presidio (cosa comune a molti altri paesi coloniali) e la ribellione dei Senussi guidata da Omar Al Mukhtar (cui è stato dedicato un film, a lungo proibito in Italia con Anthony Quinn nella parte del cpo tribale ribelle) . Questa "riconquista" vide il Regio Esercito impegnato in varie operazioni nel corso degli anni.
Una parte importante (e per questo un capitolo viene dedicato in ognuna delle due parti del libro)
è quella che riguarda l'aviazione e l'appoggio alle truppe di terra, in cui l'esercito italiano e la Regia Aeronautica furono all'avanguardia per collaborazione. Questo uso dell'aviazione fu poi copiato anche da altri paesi coloniali in ambienti desertici simili (si ricorda ad esempio il pattugliamento dell'Iraq da parte dell'aviazione britannica) , e l'uso che si fece della collaborazione andava oltre l'offensiva verso le tribù ribelli fornendo supporto logistico, evacuazione dei feriti e in generale grande risparmio e alleggerimento delle carovane che si incamminavano per il deserto.
La guerra di riconquista dei territori libici creò anche una classe di ufficiali coloniali con esperienza e intelligenza che però non venne utilizzata nella Seconda Guerra Mondiale.
Allo stesso tempo la conquista dell'Etiopia, uno stato membro della Società delle Nazioni e che costò all'Italia una serie di sanzioni che non fecero altro che avvicinarla alla Germania nazista, è ancora oggi in Italia fonte di discussione storica e ideologica. La Saini Fasanotti non ha problemi ad affrontare il tema dell'uso delle armi chimiche (per altro molto limitato e dal punto di vista militare inutile se non controproducente come dimostrato per altro anche 20 anni prima) , dato che ancora oggi in Italia la discussione va avanti in maniera anti storica . Le conclusioni della Saini Fasanotti sul tema sono molto interessanti e , a mio avviso, condivisibili , sempre tenendo in conto la sensibilità  il modo di fare guerra e le parti in campo all'epoca. Anche qui, nell'ostile paesaggio etiopico , uno dei vantaggi fu proprio quello di avere una grande collaborazione tra esercito, aviazione e sopratutto usando in modo maggiore rispetto all'esperienza libica le cosiddette "bande irregolari" ovvero unità composte da indigeni del posto che conoscevano maggiormente il terreno. Questo in unione con l'uso di unità coloniali (ascari eritrei , libici, somali) e limitando al massimo l'utilizzo di forze italiane (inadatte al terreno, spesso da far acclimatare e in generale con poca stamina) contribuì a creare una grande efficenza nella soppressione dell'insurrezione subito seguente alla fine della guerra (ma in realtà gli irregolari etiopi erano già operativi durante la guerra) .
Il libro in maniera agile e anche estremamente godibile esamina e disseziona ogni aspetto delle due esperienze di controinsurrezione con insegnamenti ancora attuali e che furono applicati in altre guerre di decolonizzazione (o non applicati, con risultati pessimi per il paese coinvolto) , e che forniscono anche oggi materiale di studio per il militare e lo storico.

Un grazie di cuore a Naval Institute Press per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: "VINCERE!" -  The Italian Royal Army Counterinsurgency Operations in Africa, 1922-1940 Autore: Federica Saini Fasanotti
Pagine: 204
Link: https://www.usni.org/press/books/vincere








Monday, May 18, 2020

Visiting the Normandy Invasion Beaches and Battlefields - A helpful guide for groups and individuals di Gareth Hughes

L'Operazione Overlord o lo sbarco in Normandia è uno degli eventi storici che hanno prodotto il maggior numero di libri. A quasi 76 anni da quel 6 giugno i libri che hanno riguardato ogni aspetto di quel fatidico evento si possono contare a migliaia. Ma forse i libri più utili, che non raccontano forse tutta la storia ma aiutano nel miglior modo possibile - visitando i luoghi dello sbarco e delle battaglie che seguirono - sono proprio le guide. Ed infatti è di una guida che vi voglio parlare oggi.
Edita da Pen&Sword e curata da Gareth Hughes, storico nonchè guida con diversi tour all'attivo proprio nei luoghi dello sbarco, il libro che vi presento oggi si presenta di immediata utilità nel guidare il turista e lo storico appassionato attraverso due distinti tour che andremo ad analizzare in alcuni particolari.
Il libro ovviamente, pur trattando di un argomento di cui pochi non hanno sentito mai parlare, introduce il lettore alla Seconda Guerra Mondiale in generale e alle fasi che portarono gli alleati a sbarcare in Normandia. Queste due sezioni del libro pur risultando forse ridondanti per il lettore e l'appassionato medio di storia sono molto ben scritte e aiutano la guida e il gruppo a entrare bene nella dimensione storica del tour che si va ad affrontare. Un'altra sezione interessante è quella dedicata ad una serie di domande e risposte che riguardano i tour compiuti nell'ambito scolastico.
Non mancano un glossario dei termini militari frequentemente utilizzati nell'ambito del D-Day e una sezione riguardante la storia dei vari cimiteri (alleati e tedeschi) e della loro organizzazione. Altre piccole sezioni riguardanti una breve timeline e una serie di dati riguardanti aspetti del DDAY sono presenti, ma la parte più importante del libro è senza dubbio quella che riguarda due distinti tour nelle zone di sbarco degli americani (Utah, Omaha) e dei britannici e canadesi (Gold, Juno, Sword). C'è una breve narrativa per gli eventi di ogni spiaggia di sbarco (nonchè per i vari lanci di paracadutisti delle principali divisioni aviotrasportate) e bisogna dire che pur se lo spazio dedicato agli eventi non è molto , le doti di sintesi e completezza di Hughes rendono abbastanza esaustivo il racconto. Ogni tour ha dei suoi highlights, che io ho selezionato. Ad esempio spicca nel tour riguardante le operazioni della testa di sbarco americana  la recente statua dedicata al Capitano (poi maggiore) Winters della Compagnia E, 2° Battaglione, 506° Reggimento della 101a Divisione aviotrasportata americana. Winters, interpretato dall'attore Damien Lewis è il protagonista della serie TV HBO "Band of Brothers" che segue appunto le vicende della compagna Easy, e che è tratta dal bel libro di Stephen Ambrose. Hughes ovviamente attinge per la sua guida in gran parte alle storie più conosciute e trasposte su grande e piccolo schermo. Vi è anche una tappa alle tombe di due dei fratelli Niland, a cui Spielberg si è ispirato per "Salvate il Soldato Ryan". Nell'ambito delle operazioni britanniche e canadesi sono anche presenti diverse tappe interessanti come l'attacco alla batteria di Merville da parte dei paracadutisti del colonnello Otway (un evento riprodotto in un bel documentario BBC di qualche anno fa) oppure i luoghi in cui il CSM Stan Hollis ottenne la sua Victoria Cross con il Reggimento dei Green Howards. Ovviamente sono presenti anche altre aggiunte per ognuno dei due tour e una ottima bibliografia per approfondire il tema.
La guida di 174 pagine appare davvero molto leggera ma allo stesso tempo piena di informazioni per chiunque voglia intraprendere una visita sui luoghi degli sbarchi in Normandia.

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Visiting the Normandy Invasion Beaches and Battlefields - A helpful guide for groups and individuals
Autore: Gareth Hughes
Pagine: 174
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Visiting-the-Normandy-Invasion-Beaches-and-Battlefields-Paperback/p/12283