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Monday, June 22, 2020

Touring the Sedan Campaign - The Franco-Prussian War 1870-1871 di Maarten Otte

La Guerra Franco Prussiana del 1870-1871 è stata dimenticata grazie alle due Guerre Mondiali che hanno avuto origini tra gli stessi soggetti e che hanno radicalmente cambiato l'Europa e il Mondo. Ma per anni (tra la sua fine e l'inizio della Grande Guerra) essa era stata la "scuola" su cui molti ufficiali e studiosi di guerra affinavano le loro conoscenze. Perchè? Perchè aveva posto i contendenti davanti a problematiche logistiche e tecnologiche che avrebbero poi permeato le guerre future. La mobilitazione e l'uso delle ferrovie (già visto in parte nella Guerra Civile Americana) , i progressi tecnologici di fucili a retrocarica e cannoni potenti e precisi, le comunicazioni, l'obsolescenza di un certo tipo di guerra (le fortezze), concorrevano tutte a fornire agli studiosi di arte militare nuove riflessioni sull'evoluzione della guerra.
Questa guerra , tanto trattata tra il 1871 e il 1914, è poi pian piano finita nel dimenticatoio, ma oggi, a 150 anni dal suo scoppio , merita di essere rivalutata e di essere di nuovo studiata.
Il libro che vi presento oggi tratta appunto della Campagna di Sedan, ed è scritto magistralmente da Maarten Otte per la serie Battleground della Pen&Sword. Questa serie fornisce all'appassionato e allo storico dei volumi in cui la storia viene unita al turismo sui campi di battaglia. Senza dubbio il libro, primo della serie riguardante il conflitto Franco Prussiano eccelle in ambedue i propositi, fornendo preziose informazioni per capire la serie di battaglie che portarono alla capitolazione francese nella piccola cittadina di Sedan e per garantire al turista di godere pienamente dell'eventuale viaggio in quei luoghi di scontro.
Non è il caso di descrivere le battaglie che portarono una parte dell'esercito francese ad essere intrappolato a Sedan e un'altra a Metz, poichè il libro assolve benissimo a questo compito. Ma io voglio menzionare le tre "camminate" e i due tour in auto che fanno parte della seconda parte del volume e che sono davvero ricchi di testimonianze e visite a monumenti della guerra Franco - Prussiana (miracolosamente conservatisi, dato che su quei luoghi vi furono combattute altre due  guerre) . Uno dei posti iconici della guerra è la "Maison de la Derniere Cartouche" ovvero la casa a Bazeilles (sud-est di Sedan) dove i fucilieri di marina francesi resistettero per ore all'attacco della fanteria bavarese. L'episodio deve la sua fama ad un bellissimo quadro di Alphonse de Neuville intitolato appunto "Les Dernieres Cartouches". Proprio questo aspetto iconografico è uno dei più belli di una guerra invece già moderna e terribile con la distruzione quasi meccanica dell'avversario, cosa che poi accadrà su scala ancora maggiore nella Grande Guerra. Artisti come De Neuville , Grolleron , Detaille, Meissonier, faranno di tutto per dipingere l'eroismo disperato dei francesi, eroici ma comandati molto male, così come gli artisti tedeschi (grazie a questa guerra Bismarck unificherà la Germania) Knotel o Rochling dipingeranno le imprese della fanteria e cavalleria tedesca.
La visita alla "Maison de la Derniere Cartouche" è la "camminata numero 2" nel libro.
Allo stesso tempo sono presenti due giri in auto, da Buzancy a Sedan e nei dintorni di Sedan, come altre due camminate, ovvero Beaumont, dove l'esercito francese stanco si trovò assaltato dalle forze nemiche e fu costretto a rinchiudersi a Sedan e l'ultima carica per rompere l'assedio , a Floing, a nord della fortezza assediata.
La Guerra Franco Prussiana è stata una guerra "lampo" ante litteram, se vogliamo usare un termine che non sarà usato se non 70 anni dopo. Ci sono diversi punti di contatto tra le due guerre, quella del 1870 e del 1940 e per questo, ma non solo, questo conflitto, breve ma estremamente sanguinoso merita di essere recuperato e studiato. Questo primo volume della serie Battleground 1870-1871 è una gemma cui seguiranno, come già annunciato, dei volumi analoghi sugli eventi che portarono un'altra parte dell'esercito francese a intrappolarsi a Metz. Allo stesso tempo un altro volume saraà dedicato agli scontri di Parigi e alla terribile "Commune".
Il volume è estremamente interessante e ricco di spunti per approfondire lo studio del conflitto e la visita dei luoghi.

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Touring the Sedan Campaign - The Franco-Prussian War 1870-1871
Autore: Maarten Otte
Pagine: 206
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/The-Franco-Prussian-War-18701871-Paperback/p/17663

















Sunday, June 21, 2020

The Greenhill Dictionary of Military Quotations di Peter G. Tsouras , Illustrato da Chris Riddell

Il libro che vi presento oggi , edito da Greenhill Books e compilato con enorme pazienza da Peter Tsouras , storico ed ex tenente colonnello dell'esercito americano è uno di quei libri che potranno accompagnarci per lungo tempo. Infatti è la raccolta , abbastanza vasta, di detti e frasi riguardanti la guerra pronunciate da militari (e non solo)  in tutta la storia dell'umanità. Questo compito, non certo completo, da parte di Tsouras, ci offre un libro abbastanza grosso, ben 560 pagine, divise per argomenti che si ricollegano alle frasi e ai detti pronunciati da grandi e meno grandi della storia.
Se ad esempio è stato facile riportare le frasi di grandi della storia come Napoleone, che passò la vita a combattere ma anche a promuovere la sua immagine , certamemte molte delle frasi di personaggi più risalenti sono andate perdute col tempo e non possiamo  purtroppo sapere cosa dissero figure quali Alessandro Magno, dato che molte delle fonti dirette sono andate perdute.
Il criterio usato da Tsouras è brillantemente illustrato nella prefazione, e bisogna dire che egli ha cercato di attingere anche a figure militari di culture poco conosciute o che , sicuramente, ebbero lo svantaggio di non lasciare fonti scritte.
Sono presenti in grande quantità frasi degli studiosi militari, come Sun Tzu (di cui solo nell'ultimo secolo si è diffusa la dottrina) oppure Von Clausewitz (che portò lo studio della guerra a quella scientificità che conosciamo oggi) o anche Machiavelli.
Uno delle figure più presenti nel libro è (e questo è dimostrato dalla grande presenza di brani presa dalla sua opera) Omero, che con l'Iliade dimostra di conoscere profondamente l'animo umano a contatto con lo  scontro e con la terribile tragedia della guerra e con l'impeto della battaglia. Omero e la sua opera, un autore forse mai esistito,  sono il condensato di tradizioni orali messe per iscritto in una fase della storia che non conosciamo con esattezza. Ma non c'è dubbio che , come dimostra la freschezza e attualità dei momenti e degli stati d'animi descritti nei brani dell'opera , chiunque abbia riportato quelle sensazioni ha affrontato o vissuto la guerra e la battaglia.
Come dimostra la copertina, un'altra figura che non ha mai lesinato grandi e appropriati detti (alcuni passati alla storia a dimostrare la resilienza di colui che le pronunciò e di tutto un popolo) è Winston Churchill. A lui è dedicata una voce indipendente (pag.60) ma come si può evincere dall'indice è una di quelle figure di cui sono presenti il maggior numero di frasi.
Facendo riferimento alle illustrazioni, non si può non citare la grande cura con cui il libro è stato illustrato da Chris Riddell artista che lavora per il Guardian e per l'Observer, i cui disegni, spesso surreali, servono ad alleggerire il testo.
Il libro di Tsouras, frutto di un lavoro molto complesso e lungo, è estremamente valido per la sua qualità e per la cura con cui sono state riportate le frasi di famosi condottieri, generali, politici, uomini d'armi e soldati in genere. Certamente la natura di questo tipo di volume potrebbe scontentare alcune persone che , cercando qualche frase o autore , magari non lo troveranno. Ma certamente è indubbio il valore del lavoro compiuto, e la meticolosità con cui l'autore ha cercato di riportare fedelmente le parole attingendo, dove vi fossero più traduzioni (come nel caso di classici greci e latini) a quelle che avessero maggior attinenza con il tema trattato.
Senza dubbio però, ci troviamo di fronte ad un libro che sarà continuamente sfogliato e consultato dallo storico militare e dall'appassionato.

Un grazie di cuore a Greenhill Books per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: The Greenhill Dictionary of Military Quotations
Autore:  Peter G. Tsouras , Illustrato da Chris Riddell
Pagine: 560
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/The-Greenhill-Dictionary-of-Military-Quotations-Hardback/p/17753



















Friday, June 19, 2020

A Champion Cyclist against the Nazis - The Incredible Life of Gino Bartali di Antonio Toscano

L'Italia è sempre stata il paese delle divisioni, dei "comuni", dei Guelfi e Ghibellini, delle rivalità e dei dualismi. Sin dall'inizio dei tempi. Sin da quando si può tracciare il nome di Italia e quando si può risalire ad una coscienza nazionale (spesso negata o sottovalutata) . E' stato così in ogni campo e lo sport non è differente. In questo caso le rivalità c'entrano relativamente, perchè nel libro che vi presento oggi c'è sì , una grande rivalità, ma si parla sopratutto della vita di un uomo che ha fatto del bene rischiando la propria vita.
Il libro di Antonio Toscano, giornalista, storico e ricercatore, scritto per la Pen&Sword, narra infatti le vicende sportive e umane del grande Gino Bartali, tra i più grandi ciclisti della storia e famoso per la rivalità con il diversissimo Fausto Coppi.
Essendo italiano, conosco bene questa rivalità, anche se sono nato molto dopo che i due si erano ritirati dalle scene (purtroppo Coppi era morto nel 1960), ma ho conosciuto Bartali per le sue numerose apparizioni tv come vecchio saggio, di stirpe contadina e spesso molto scorbutico.
Il Bartali conosciuto era sempre lo stesso di quello che correva e che aveva trionfato innumerevoli volte in gare importanti (Giro e Tour) e meno importanti.
L'immagine di questo anziano, dal grosso naso che ancora aveva tanto da dare e dire ed era "giovane dentro" mi è rimasta sempre impressa nella mente e nel cuore. Non si poteva non provare una simpatia innata per lui, per questo toscano schietto e spesso poco formale (come è tipico delle persone di quella parte d'Italia).
Tuttavia Bartali aveva molto di più da raccontare, sopratutto degli anni della guerra. E' proprio su questo che verte il bel libro di Antonio Toscano.
Bartali, uomo di fede cattolica sincera e irremovibile (come è ormai raro trovare al giorno d'oggi) era anche uomo di principi molto profondi. Aderente all'Associazione Cattolica , non aveva mai flirtato con il Regime Fascista (come fecero molti altri che poi saltarono la barricata dopo la caduta del Fascismo)  e il Regime, dopo aver cercato di imporgli la sua agenda, la sua propaganda, capì che Bartali era irremovibile e non poteva essere "usato" come altri sportivi per glorificare i trionfi sportivi attribuiti al Fascismo.
La sua fede e i suoi principi lo portarono in contatto con tutta una serie di alti prelati e sacerdoti che stavano, insieme a un gruppo di ebrei, creando una rete per il salvataggio e l'espatrio di ebrei perseguitati. Questa rete, che era gestita da diverse persone e che faceva , appunto, capo ad una serie di arcivescovi e rabbini, aveva bisogno di corrieri per portare attraverso l'Italia occupata del 1943 , una serie di documenti falsi che potessero garantire la sopravvivenza a tutte quelle persone rifugiate di religione ebraica. Assisi, città di San Francesco, era una delle sedi in cui venivano ospitati, nei vari conventi, la maggior parte di persone perseguitate. Bartali, grazie alla sua celebrità, riusciva a fare la spola ed anche lunghi viaggi, tra Firenze, dove abitava e le varie località dove vi era necessità di portare i documenti. Il suo trucco? Bartali, se fermato, diceva che si stava allenando, e che comunque anche se c'era la guerra un atleta non si doveva mai fermare. Spesso addirittura si fermava a parlare con le guardie tedesche ai posti di blocco che gli chiedevano autografi e chiacchieravano con lui, ignari del carico che portava nascosto nella struttura della sua bicicletta.
Il ciclismo era uno sport molto popolare allora, molto più popolare di quanto lo è ora, quindi Bartali era una specie di divo. Finita la guerra nessuno mai seppe quello che fece Bartali per aiutare centinaia di persone ad espatriare o solo sopravvivere. Alcuni ebrei furono anche ospitati da lui. Questo gli valse riconoscimento di "Giusto tra i Popoli" da parte dello Yad Vashem, i centro della memoria dell'Olocausto. Ma tutto questo solo dopo che Bartali morì, dato che fino all'ultimo Bartali minimizzò il grande merito delle sue imprese durante l'occupazione nazista.
Dopo la guerra Bartali continuò a correre e a portare alta la bandiera d'Italia insieme ad altri ciclisti e al suo rivale storico Fausto Coppi, più giovane e diverso nel carattere. L'Italia del dopoguerra, un pese in rovina voleva credere in qualcosa di positivo e lo sport e il ciclismo davano tante speranze ad una popolazione che si stava rialzando.
Il libro di Toscano è un bellissimo salto nei ricordi, per me che sono italiano, Bartali (e Coppi) è quasi un mito di un 'epoca che forse non c'è più, di uomini molto rari.Per chi non li conosce troverà un esempio di una vita vissuta bene e secondo i propri principi, ribellandosi semplicemente al male e all'ingiustizia. Un uomo, Bartali, che ha vissuto diverse epoche ma non ha mai tradito la sua essenza di persona buona e sopratutto che ha agito in difes dei deboli perchè era giusto farlo senza pensare ad eventuali ricompense, ricompense terrene.
"Il bene va fatto discretamente (...) Queste sono medaglie che si appuntano all'anima e varranno nel Regno dei Cieli , non su questa terra".

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.


Titolo: A Champion Cyclist against the Nazis - The Incredible Life of Gino Bartali
Autore: Antonio Toscano
Pagine: 165
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/A-Champion-Cyclist-Against-the-Nazis-Hardback/p/17794














Tuesday, June 16, 2020

The Battle of Tsushima di Phil Carradice

La storia è costellata di battaglie, imprese militari e piccoli e grandi fallimenti. Tuttavia tra le maggiori imprese, finite in fallimento, senza dubbio, la Battaglia di Tsushima, ma sopratutto il viaggio compiuto dalla Flotta Baltica Russa, per raggiungere le forze navali in difficoltà o addirittura assediate a Port Arthur e Vladivostok (dall'altra parte del mondo) durante la Guerra Russo Giapponese del 1904-5, è stata una dei maggiori fallimenti militari della storia.
Il libro che vi presento oggi è una storia di uomini, di personalità contrastanti e imperfette, di piccoli, grandi ed enormi ego. La storia se ci pensate può essere anche vista come uno scontro o un insieme chimico delle combinazioni delle varie personalità storiche che interagiscono negli eventi.
Ma il libro di oggi è un libro di storia navale sebbene non insista particolarmente su rotte e tattiche navali. Il libro "The Battle of Tsushima" del prolifico storico Phil Carradice per la casa Pen&Sword è,oltre che di persone e personalità, anche una storia di navi, che anch'esse arrivano ad assumere un carattere dipendente in gran parte dal comandante che le guida.
La chiave di lettura cercata dall'autore è quella del cambio di prospettiva di Nicola II , lo Zar di tutte le Russie, verso il Giappone, paese amato e poi disprezzato dopo aver subito un attentato.
Quel filo rosso che collega quel giorno del 1891, giorno di quell'attentato, allo scoppio della guerra tra Russi e Giapponesi (per il possesso di un piccolo porto che garantisse alla flotta russa uno sbocco sul pacifico non gravato dai ghiacci, come Vladivostok) e poi alla Rivoluzione di Ottobre del 1917 è un filo sottile ma tenace.
Lo scontro tra questi due imperi era già previsto, quando il Giappone , pieno di ambizioni dopo l'isolamento di secoli, si era affacciato sul mare e aveva creato una sua sfera d'influenza in Corea e Cina. La Russia nel 1800, sconfitto Napoleone e messi al sicuro i confini meridionali con la Potenza Ottomana (ombra di sè stessa) si era volta a oriente, arrivando sul Pacifico.
Una sorta di sottovalutazione dettata dal razzismo culturale, unito alla scarsa preparazione della classe ufficiali zarista, e allo stato relativamente impreparato delle sue forze armate, fece presto capire che i giapponesi non erano un paese da prendere alla leggera. Le sconfitte su terra e sopratutto in mare con la distruzione delle navi più importanti e la morte del brillante Ammiraglio Makarov, fecero scegliere a Nicola una strada molto difficile da percorrere e dettata dall'orgoglio. Non voleva lasciare il campo ai giapponesi così fece partire una flotta, quella Baltica, rinominata "Seconda Flotta Pacifica" per un viaggio di 6 mesi lungo i confini dell'Africa , e poi su fino al Madagascar e all'Oceano Indiano. Quel viaggio, e quella flotta al cui comando era il riluttante ammiraglio Rozestvenskij è il racconto del libro. Quattro moderne navi da battaglia,  oltre a navi medie , incrociatori, ausiliarie, più una serie innumerevole di navi logistiche si mise in viaggio verso l'oriente. Ma quella flotta, raccolta alla bell'e meglio, era composta da ufficiali impreparati e marinai che erano stati per lo più richiamati, quando non erano già vittime della propaganda sovversiva di chi stava preparando una Rivoluzione in patria.
E' difficile non appassionarsi a questo incomprensibile e allo stesso tempo epico viaggio di una flotta di navi unite dall'unico scopo di dare battaglia all'invincibile ammiraglio giapponese Togo.
Non c'era un piano tattico, bisognava solo arrivare a Port Arthur. Ma nel frattempo quella città e porto assediato era caduta. Poi anche l'esercito russo di terra era stato sconfitto a Mukden, ma la flotta proseguiva verso il suo destino.
Il libro narra la storia di Rozestvenskij, ma anche quella dei suoi sottoposti, alcuni onesti e capaci ufficiali, altri incapaci cortigiani. Ad un certo punto alla flotta già in viaggio lo Zar su consiglio di un ufficiale inviso a Rozestvenskij aggiunge un'altra piccola flotta di navi quasi inservibili (bagnarole vengono definite) che non potranno fare altro che rallentare la forza principale già oltre la metà del percorso. Siamo a maggio del 1905 e l'ora del destino, nello stretto di Tsushima tra Corea e Giappone , si avvicina...
Il libro scritto in maniera impeccabile da Carradice si legge tutto d'un fiato. Non risulta pesante ne' troppo tecnico. Questo forse potrebbe scoraggiare i grandi appassionati di storia navale, che cercano un libro con un numero maggiore di mappe (se devo indicare una piccola pecca è questa) o disquisizioni sulla tattica navale (che in realtà però mancò proprio, almeno dal lato russo) . Ma, come scritto sopra, il racconto è un racconto di uomini , di "forza di volontà" e senso del dovere di cui i russi, sebbene non fossero i migliori combattenti nè i meglio addestrati, non erano certo sprovvisti. L'autore ci fa appassionare anche al fato di alcune navi, come l'improbabile nave logistica Kamchatka che viene definita, per l'impreparazione del suo equipaggio, il "clown" della flotta. Come sarebbe cambiata la storia senza quella vittoria giapponese? L'Impero Zarista avrebbe prolungato la sua vita? Sono domande di cui non possiamo conoscere la risposta ma  il libro, narrando la battaglia e il destino di tutti quei marinai e ufficiali russi che affrontarono i mari di mezzo mondo per andare a morire in un posto lontano, pone l'attenzione anche su un un conflitto brutale , sanguinoso e ormai dimenticato.

Titolo: The Battle of Tsushima
Autore: Phil Carradice
Pagine: 184
Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/The-Battle-of-Tsushima-Hardback/p/17267