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Thursday, August 13, 2020

Ian Fleming & SOE's Operation Postmaster - The Untold Top Secret Story di Brian Lett

 Può una storia realmente accaduta avere molto più fascino e colpi di scena di una qualsiasi storia inventata in un romanzo o film? Il libro che vi presento oggi risponde a questa domanda , e la risposta è definitivamente Sì! L'Operazione Postmaster ideata da un gruppo di ufficiali britannici del SOE (Special Operations Executive)  e dello SSRF (Small Scale Raiding Force) nel 1941 assomiglia in tutto e per tutto ad un'avventura di agenti segreti e ...James Bond! Il collegamento con questo noto agente della fiction è dovuto al fatto che il suo creatore era il famoso scrittore Ian Fleming che ebbe una grande parte nell'operazione in questione. Ian Fleming infatti era l'ufficiale di collegamento presso la Royal Navy che si occupava di relazionarsi con il SOE, questa giovane struttura creata per portare scompiglio nell'Europa occupata dai nazisti. Il piano di battaglia per l'Operazione Postmaster consisteva nel catturare due navi , una italiana e una tedesca, "internate" nel porto coloniale spagnolo di Fernando Po, un'isola al largo dell'Africa occidentale. Questa operazione richiedeva una meticolosa preparazione che incontrò tutta una serie di problemi e di evidenti ostacoli posti anche dalle autorità militari britanniche. Il SOE infatti non era visto di buon occhio sopratutto dal tradizionalismo militare britannico, e questo, nell'Operazione Postmaster si trasformò nella palese ostilità dei comandi africani di Marina ed Esercito che dovevano fornie collaborazione alla squadra denominata "Maid Honor" (dal nome della piccola imbarcazione con cui i commandos raggiunsero l'Africa partendo da Poole in UK). 

A compiere l'operazione furono nomi leggendari del SOE come Gus March-Phillips, Geoffrey Appleyard, Graham Hayes ma decisivi furono alcuni agenti sul terreno , come Charles Guise e Richard Lippett. 

Il libro di Brian Lett, uno stimato storico con all'attivo 7 libri per la casa editrice Pen&Sword, si legge come un romanzo, ma la ricerca effettuata negli archivi e riguardante l'Operazione Postmaster e il suo seguito rendono questo uno dei libri definitivi sull'argomento. La cattura delle due navi (poi diventate tre!) , la tedesca Likomba e l'italiana Duchessa D'Aosta da parte della squadra comandata da March-Phillips fu un'operazione che vide il contributo di molti altri elementi , dei quali ancora oggi non si conoscono tutti i nomi (per quanto riguarda la collaborazione di elementi spagnoli), ma la ricerca di Lett fa sì che quanto riportato nel libro sia quanto di più vicino alla verità sia successo in quei mesi precedenti quella notte del 14 gennaio 1942, quando due navi sparirono da un porto nel quale erano ormai da diversi mesi. 

Particolarmente appassionante è il racconto del compito di Richard Lippett, un agente che operava da tempo sotto la copertura di un agente di commercio per la John Holt. Fu lui a "oliare" la macchina che permise ai commandos britannici di portare via sotto gli occhi dei propri capitani le due navi, ma non voglio anticipare nulla per non guastare la sorpresa di chi leggerà questo libro.

Fino alla fine l'esito è incerto e i rischi sono grandissimi. C'è il pericolo infatti che questa azione, forse più per un vantaggio morale che materiale (nonostante il prezioso carico della Duchessa d'Aosta) avrebbe potuto far schierare la neutrale Spagna dalla parte dell'Asse. 

Interessante è anche il ruolo di Ian Fleming nel promuovere questa azione e curarne la "comunicazione". Lo stesso Fleming poi si ispirerà ai vari agenti che completarono la missione per la creazione del suo James Bond.

Cosa dire di più? Questo libro tratta di un'Operazione che fu davvero compiuta senza errori , ma che rischiò più volte di essere annullata , sospesa o di fallire. Il SOE dopo la guerra , nonostante i suoi successi, fu smantellato e mai fu scritta una storia ufficiale di un servizio segreto così letale ed efficiente. Ian Fleming provò a farlo, ma gli fu impedito ed egli travasò nelle avventure di Bond, molti dei personaggi e delle situazioni conosciute negli anni di guerra. C'è ancora molto da scrivere su quelle operazioni, ma Lett ci porta a conoscere una delle più brillanti azioni segrete della  Seconda Guerra Mondiale.


Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.


Titolo: Ian Fleming & SOE's Operation Postmaster - The Untold Top Secret Story 

Autore: Brian Lett

Pagine: 256

Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Ian-Fleming-and-SOEs-Operation-POSTMASTER-Paperback/p/16862



















Wednesday, August 12, 2020

The Hawker Hunter - Rare Photographs from Wartime Archives di Martin W. Bowman

 Chi segue questo blog ormai conoscerà la serie "Images of War" della casa editrice Pen&Sword . 

Il libro di oggi fa parte di questa serie e ci porta a scoprire una vecchia conoscenza (trattata anche qui : https://oldbarbedwire.blogspot.com/2019/05/hunters-over-arabia-hawker-hunter.html e qui : https://oldbarbedwire.blogspot.com/2019/04/hawker-hunter-in-british-service-di.html ). Il famoso aereo da combattimento di produzione britannica Hawker Hunter, in servizio per molti anni in diverse aeronautiche del mondo oltre quella britannica è infatti uno degli aerei più popolari tra gli addetti ai lavori e nella messe di pubblicazioni che ne hanno trattato sviluppo e impiego. 

Oggi tocca ad una autorità della storia aeronautica come Martin W. Bowman, che cura un libro completamente fotografico dotato di ben 134 foto dei vari esemplari di questo longevo velivolo di progettazione britannica. 

L'Hawker Hunter infatti supplì a diversi ruoli distinguendosi sempre per la sua efficacia e affidabilità. Conosciamo bene il suo impiego da parte della RAF nell'attacco al suolo contro i ribelli nello Yemen, ma lo stesso velivolo fu impiegato con discreto successo anche da altri utilizzatori in varie parti del mondo. 

Le foto del libro, di media 3 ogni 2 pagine , sono corredate da ottime didascalie che descrivono ogni aereo e il suo destino, evidenziando la profonda competenza dell'autore. Non è difficile che un aereo possa aver avuto una vita operativa abbastanza complicata , essendo aggiornato o addirittura avendo militato in più forze aeree. 

Ci troviamo infatti, come evidenzia il capitolo 5 del libro, davanti ad un aereo che è stato impiegato dalle aviazioni di Svizzera, Belgio, Olanda, Perù, Cile, Rhodesia (e poi Zimbabwe) , Svezia, India, Iraq, Giordania , Oman, Arabia Saudita e altri utilizzatori che ottennero una quota di questo velivolo multiruolo.

Proprio gli Hunter cileni furono responsabili del bombardamento del palazzo presidenziale e di altri obiettivi nel colpo di stato contro il presidente socialista Salvador Allende, nel 1973. Questo evento bloccò i rifornimenti di altri aerei e pezzi di ricambio per anni , situazione che fu poi sbloccata dalla collaborazione cilena nella Guerra delle Falklands/Malvinas. 

Le foto del libro sono purtroppo tutte in bianco e nero, quindi per avere idea della livrea dei vari aerei (e delle varie squadriglie acrobatiche) si rimanda ad altri testi della vasta bibliografia e del catalogo della Pen&Sword Aviation. 

Tuttavia come detto, il libro è estremamente dettagliato nel descrivere la storia di sviluppo e di impiego di un aereo progettato dalla fine degli anni '40 e ancora in servizio fino al 2014 con la Forza Aerea Libanese. 

Il libro, scritto da Martin W. Bowman, autorità della storia aeronautica, è un punto di partenza estremamente valido per conoscere un aereo che per tanti anni è stato l'orgoglio dell'industria aerospaziale britannica. 


Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.


Titolo: The Hawker Hunter - Rare Photographs from Wartime Archives 

Autore: Martin W. Bowman

Pagine: 119

Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/The-Hawker-Hunter-Paperback/p/14529
















Monday, August 10, 2020

Ending the Siege of Leningrad - German and Spanish Artillery at the Battle of Krasny Bor di Carlos Caballero Jurado

 Recentemente Pen&Sword e Frontline Books hanno tradotto una serie di fantastici libri spagnoli pubblicati da Galland Books, e riguardanti lo sforzo bellico della Divisione Azul sul fronte russo. Nell'ottica di questa tendenza si inserisce il libro che vi presento oggi, e che è scritto da una stimata autorità sul tema, lo storico Carlos Caballero Jurado. 

In questo caso, rispetto ai precedenti titoli recensiti su questa pagina e riguardanti la 250a Divisione (così era stata numerata la Div. Azul) della Wehrmacht(qui : https://oldbarbedwire.blogspot.com/2019/03/lake-ilmen-1942-wehrmacht-front-to-red.html e qui: https://oldbarbedwire.blogspot.com/2020/01/hitlers-spanish-division-di-pablo.html ) siamo di fronte ad un testo più tecnico che descrive l'impiego di un'arma tra le tante a disposizione della Dvisione: l'artiglieria. 

Questa arma, spesso, anzi quasi sempre decisiva nei due conflitti mondiali , forse non avendo il fascino della fanteria, o delle altre specialità, viene spesso dimenticata nei resoconti. La stessa sorte è toccata all'artiglieria spagnola nella terribile battaglia del gennaio 43 nei pressi di Krasny Bor, a sud di Leningrado.

Il libro, come scritto sopra, cerca di far luce sul comportamento delle varie batterie (assegnate a gruppi come era nell'organizzazione tedesca) dispiegate sul fronte della 250a Divisione. Il libro ovviamente necessita di una conoscenza della situazione strategica nei dintorni della grande città sovietica di Leningrado (oggi San Pietroburgo) , assediata dal 1941 dalle forze tedesche. 

Le forze spagnole, tutte volontarie, si erano viste assegnare una parte del fronte a sud della ex capitale zarista, e nel gennaio del 1943, si trovarono nel maelstrom dell'attacco sovietico per rompere l'assedio. 

Carlos Caballero Jurado, analizzando, con il supporto di documenti spagnoli e tedeschi ed attingendo ai migliori testi riguardanti le fonti sovietiche, smentisce alcune bugie protrattesi nel tempo, sul ruolo delle forze spagnole nella battaglia, ma sopratutto mette in luce la professionalità e lo spirito di corpo dell'artiglieria che fu in alcuni settori travolta dall'impeto dell'attacco sovietico ma che nel contesto generale diede ottima prova di sè anche grazie all'ottimo materiale (alcuno di preda bellica) fornitogli dall'alleato tedesco. 

Subito dopo la battaglia, le enormi perdite fecero sì che tutti pensassero ad una sconfitta, ma in realtà, come dimostra sapientemente Caballero Jurado, buona parte dell'artiglieria spagnola sopravvisse e fu decisiva , insieme ai rinforzi tedeschi, nel fermare l'attacco sovietico, che non raggiunse gli obiettivi che programmati. 

Il libro, composto di 7 capitoli e 9 appendici molto interessanti ci fa conoscere in modo approfondito il ruolo di ogni battteria  spagnola impiegata, senza dimenticare l'apporto di alcune batterie tedesche aggregate in funzione di difesa alla vigilia dell'attacco. Particolarmente interessante è il capitolo VI che narra dell'impiego di pesanti cannoni di artiglieria ferroviaria utilizzati nei dintorni di Leningrado e che potevano avere una gittata anche di 6o km. 

Sono presenti molte foto, sia dei protagonisti spagnoli della difesa di Krasny Bor, sia delle operazioni di artiglieria (queste ultime sono riferite ad addestramenti di forze tedesche) e sono presenti anche dei bellissimi disegni che accompagnano il testo e lo arricchiscono insieme a mappe (particolarmente dettagliata quella di pagina 28, sulla quale vanno seguiti gli eventi della battaglia)  e schemi di organizzazione. 

Il libro forse necessita di un libro compagno che spieghi ai lettori non spagnoli cosa sia stata la battaglia di Krasny Bor, anche se nelle note c'è una cospicua bibliografia che indirizza il lettore sui migliori testi. Ma anche così non si può non apprezzare lo sforzo di Carlos Caballero Jurado per riportare alla luce il ruolo degli artiglieri spagnoli e il loro coraggio, spesso unito al sacrificio della propria vita per supportare la fanteria e salvare e difendere i propri pezzi. 

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.


Titolo: Ending the Siege of Leningrad - German and Spanish Artillery at the Battle of Krasny Bor 

Autore: Carlos Caballero Jurado

Pagine: 213

Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Ending-the-Siege-of-Leningrad-Hardback/p/17893















Monday, August 3, 2020

Twelve Days on the Somme - A Memoir of the Trenches, 1916 di Sidney Rogerson - Introduzione di Malcolm Brown

La Battaglia della Somme è uno degli eventi storici maggiormente trattati nella storia militare britannica, insieme a pochi altri come Azincourt e Waterloo. E' l'esempio di come le cose possano andare male anche dopo attenta pianificazione, così come andarono male  quel primo giorno dell'offensiva , il 1° luglio 1916.
E' stato oggetto di memorie, saggi, film e opere teatrali, come nel complesso lo è stata tutta la Grande Guerra. Ma spesso l'attenzione dello scrittore e dello storico è stata calamitata su quel primo fatale giorno, con le perdite immani e la scarsa conquista di terreno che ne seguì. Tuttavia quella battaglia durò per altri 5 mesi, concludendosi senza molto clamore sullo stesso terreno sui cui era iniziata. Le memorie di cui vi voglio parlare oggi, scritte da Sidney Rogerson, giovane ufficiale del Secondo Battaglione West Yorkshire , parte dell'8a Divisione , sono un classico che uscì negli anni '30 del secolo scorso. 
Sono state riproposte dalla casa editrice Greenhill Books e sono davvero una piccola perla nel mare magnum di testi scritti su quella battaglia, poichè descrivono, in maniera semplice e asciutta l'entrata in linea , il servizio di alcuni giorni e l'uscita dalla linea di un battaglione in un tratto di fronte della Somme verso la fine della battaglia. 
Rogerson pubblica le sue memorie in un periodo susseguente a un'altra ondata di memorie, quella tragica di "All'Ovest niente di nuovo" di Remarque e di altri scrittori "pacifisti" degli anni '20. La guerra di Rogerson è terribile, come quella descritta da Remarque, Sassoon e altri, ma non si può fare a meno di notare una vena anche umoristica (e il libro contiene anche due piccoli disegni dell'autore, un bravo caricaturista) e che mettono sopratutto in evidenza la resilienza del soldato britannico, con il suo humour, forse anche con quell'ottimismo nelle situazioni più squallide e tragiche. 
E' difficile non appassionarsi al racconto di Rogerson di quei pochi giorni, nessun grande combattimento , ma un descrizione perfetta di come era la vita del fante nella Grande Guerra. Ore di noia, fatiche nel fango, l'adrenalina istantanea di un bombardamento, la perdita insensata di compagni e amici. 
Rogerson è un ottimo ufficiale e tiene alla vita dei suoi uomini, così come tengono alla vita di tutto il battaglione i comandanti superiori. Non c'è una critica se non velata ai famosi "asini che comandano leoni" . Gli ufficiali superiori non hanno presente la fatica degli spostamenti nel fango, ma allo stesso tempo vengono lodati altri servizi, come quello del quartiermastro (approvigionamenti) e anche l'artiglieria non riceve le tante critiche di altre memorie. Ovviamente la vita della PBI (Poor Bloody Infantry) non è certo bella, ma il nostro Rogerson descrive come la voglia di adattare anche le trincee ad una vita passabile, se non lussuosa, è caratteristica tipica del resiliente Tommy Atkins.
Alcuni brani restano impressi nella memoria come la sparizione di Pym , un giovane ufficiale su cui il battaglione e i suoi colleghi sapevano poco,  oppure la figura del soldato Robinson, un vecchio veterano mezzo matto ma pieno di risorse. Le descrizioni dei luoghi sono quasi fotografiche e rendono bene l'idea di come la Somme, un tempo, prima del 1° luglio terreno poco combattuto, fosse ormai un deserto lunare di fanghiglia e resti dei morti e delle battaglie di 5 mesi. 
Più che la descrizione di una grande battaglia con le sue perdite è proprio una memoria come questa a evidenziare il grande dispendio  di vite umane che colpiva un battaglione (circa 800 uomini) in un brevissimo periodo di servizio. Il battaglione perde diversi ufficiali e uomini solo stando in linea, e solo per il bombardamento, saltuario, di una batteria tedesca. Esso contribuisce a delle corvè prestando degli uomini per costruire delle trincee e stabilire una linea, e questo non fa perdere altri uomini, ma è considerata una fortuna, dato che delle perdite venivano messe in conto anche in queste situazioni. Il conto , visto con la sensibilità della guerra di oggi sarebbe salatissimo, per l'epoca, per pochi giorni, perdere due ufficiali e una ventina di uomini era un periodo fortunato. Proprio questa piccola riflessione fa vedere bene l'enorme salasso che fu la Grande Guerra. Sono interessanti anche alcune riflessioni riportate da alcuni colleghi di Rogerson sul pacifismo e sulla necessità di non combattere davanti a chi invece faceva del militarismo e della sopraffazione dei paesi vicini la propria politica. Queste riflessioni fatte nel 1916, erano terribilmente attuali per il Regno Unito degli anni '30,  in un periodo in cui ancora si pensava di poter parlare di pacifismo davanti all'avvento del Nazismo in Germania e alla sua politica di riarmo. 
Non avevo letto queste memorie, sebbene siano molto citate in quasi tutti i libri che abbiano come argomento la battaglia della Somme. Greenhill Books offre ai lettori la possibilità di rileggerle e di apprezzare enormemente la scrittura di Sidney Rogerson e le sue storie su un semplice battaglione in un breve periodo durante quella immane tragedia che fu la Battaglia della Somme. 

Un grazie di cuore a Greenhill Books per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Twelve Days on the Somme - A Memoir of the Trenches, 1916 
Autore: Sidney Rogerson - Introduzione di Malcolm Brown
Pagine: 172

Wednesday, July 29, 2020

Churchill's Admirals in Two World Wars - Admiral of the Fleet Lord Keyes of Zeebrugge & Dover di Jim Crossley

Il libro che vi presento oggi è un'interessante biografia di un grande marinaio che ha attraversato due guerre mondiali e numerose battaglie politiche. Scrivo questo piccolo preambolo perchè la sua storia d'azione , durata una vita , e si può dire realizzata con successo o quasi, va di pari passo con un'attività politica e diplomatica in cui Roger Keyes seppe farsi tanti amici ma anche alcuni implacabili nemici.
Nato all'apogeo dell'impero britannico , nel 1872 e non dotato da subito di particolari ed evidenti doti fisiche e militari sebbene figlio di un generale distintosi nelle varie guerre vittoriane, il giovane Keyes si fece strada nell'elite dell'impero: la Royal Navy. 
Si può dire che il libro , scritto da Jim Crossley, ingegnere appassionato ed esperto della guerra sul mare, evidenzia sin da subito quello che è il carattere del giovane marinaio Keyes, ovvero un ragazzo sempre pronto all'azione, cosa che gli giovò nelle sue prime avventure sul mare. 
Infatti quello che era un carattere tagliato con l'accetta per l'azione gli fece scalare in tempi molto rapidi le gerarchie e i gradi della Royal Navy. Ma se uno può immaginare una persona forse brusca, più a suo agio sul ponte di una nave e non incline allo stare in società allora non immagina come era Keyes, poichè , seppur non dotato di grandi doti di scrittura e di dialogo, egli riusciva a capire l'animo umano , cosa essenziale per rendersi benvoluto dai superiori quando era giovane, dai suoi sottoposti quando era in comando e crearsi anche una vasta rete di amicizie che sicuramente ne facilitarono le nomine e la scalata.
Distintosi nella Rivolta dei Boxer e contro l'Impero Cinese , dove catturò diverse navi nemiche, egli fu destinato allo sviluppo di due armi che poi si rivelarono decisive sul mare nel prosieguo del secolo  : cacciatorpedinieri e sottomarini.
Scoppiata la Grande Guerra si trovò nell'impresa di Gallipoli, in cui emersero le grandi contraddizioni della Royal Navy nel conflitto, con una marina vittima di eccessiva cautela quando personaggi come appunto Keyes e Churchill ritenevano che si dovesse passare all'offensiva. Gallipoli non fu un'impresa fortunata e creò problemi al suo ideatore, Winston Churchill. Con rammarico, la penisola turca dovette essere evacuata dopo aver versato un tributo di vite umane sproprzionato. La Marina ne era uscita con le ossa rotte sopratutto da un punto di vista dell'immagine.
Tuttavia la competenza di Keyes fu premiata con la Dover Patrol, ovvero il comando della Manica, che egli riorganizzò in modo effettivo inibendo il passaggio agli U Boat tedeschi.
Il suo punto più alto in combattimento fu nel controverso Raid di Zeebrugge, volto a inibire l'uso di un importante canale da cui partivano i sommergibili. L'impresa fu a lungo considerata un qualcosa di eroico, visto il comportamento di attesa della Royal Navy nella guerra, tuttavia il suo vero valore fu forse più propagandistico che reale.
La sua amicizia con Winston Churchill, forgiata nei tempi difficili di Gallipoli, la stima dei suoi vecchi superiori e quella dei suoi sottoposti gli garantirono una serie di posti che rivestì in modo efficiente anche se non troppo brillante. La sua attenzione era spesso calamitata dallo sport e dalla vita sociale, in cui eccelleva anche la fantastica moglie. Il comando della Flotta del Mediterraneo fu l'apice della sua carriera ma giunse nel periodo tra le due guerre. Egli fu troppo giovane per i grandi comandi nella Grande Guerra e troppo vecchio per la Seconda Guerra Mondiale. Ma non si rassegnò mai a cercare un impiego, anche nella nuova guerra scoppiata nel 1939. Winston Churchill, di cui era un sostenitore e compagno di partito nella House of Commons,  lo pose al comando delle Operazioni Combinate e all'addestramento dei nuovi Commandos. Questa sezione delle forze armate però aveva visto molti attriti da parte delle forze più tradizionaliste e il carattere spigoloso di Keyes non fece altro che evidenziare questi attriti. Egli fu sostituito da Mountbatten.
Churchill conosceva e apprezzava Keyes ma Keyes con il tempo non era cambiato da quel giovane che andava all'assalto delle navi nella Guerra in Cina. Un ammiraglio non conduceva la guerra in quel modo, e anche se le operazioni anfibie erano il suo forte Keyes si vide sopravanzare da Bertrand Ramsey, un suo vecchio sottoposto,  nella pianificazione di Overlord. 
Gli ultimi anni di vita di Keyes furono forse tristi, con un grave incidente e la perdita di uono dei suoi amati figli in un raid in Nord Africa, ma egli fino alla fine non perse il carattere di ammiraglio e marinaio coraggiosissimo ma poco incline a sottigliezze strategiche. 
Il libro è una biografia molto agile e piacevole che descrive la vita di un grande marinaio, forse trovatosi nei posti giusti ma al momento sbagliato, ma che non progredì molto psicologicamente e strategicamente nella comprensione delle situazioni militari in cui si trovò. Va dato atto che egli rimase sè stesso sino alla fine e che merita di essere ricordato e celebrato. 

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Churchill's Admirals in Two World Wars - Admiral of the Fleet Lord Keyes of Zeebrugge & Dover
Autore: Jim Crossley
Pagine: 200